La Coscienza Atomica (Parte 2) con intervista ad Einstein – V.M. Samael Aun Weor

Parte II: La Scienzia Materialista – La Scienza Alchemica – Intervista ad Einstein

albert einstein

Per far riflettere i nostri lettori, vediamo a che conclusione scientifica arrivò uno dei più grandi saggi dell’epoca, Einstein, secondo l’intervista personale che Giovanni Papini consegnerà nella sua opera “GOG”.

<< Einstein si è rassegnato a ricevermi perché gli ho fatto sapere che gli tenevo riservata la somma di 100.000 marchi, a destinazione dell’Università di Gerusalemme (Monte Scopus).

Lo incontrai mentre toccava il violino. Ha in efeftti, una vera testa da musicista. Al vedermi, lasciò l’arco e cominciò a interrogarmi.

  • Siete un matematico?
  • No.
  • Siete fisico?
  • No.
  • Siete astronomo?
  • No.
  • Siete ingeniere?
  • No.
  • Siete filosofo?
  • No.
  • Siete musicista?
  • No.
  • Siete un giornalista?
  • No.
  • Siete israelita?
  • Nemmeno.
  • Allora, perché desidera tanto parlarmi? E perché ha fatto una donazione tanto splendida all’Università ebrea di Palestina?
  • Sono un ignorante che desidera instruirsi e la mia donazione non é più che un pretesto per essere ammesso e ascoltato.

Einstein mi perforò con i suoi occhi neri d’artista e parve riflettere.

  • La sono riconoscente per la donazione e per la confidenza che tiene in me. Deve convenire, senza dubbio, che dirlo qualcosa riguardo i miei studi è quasi impossibile se lei, come dice, non conosce né le matematiche né la fisica. Io sono abituato a procedere con formule che sono incomprensibili per i non iniziati, e anche tra gli iniziati sono pochissimi quelli che hanno raggiunto comprenderle in un modo perfetto. Abbia, quindi, la bontà di scusarmi…
  • Non posso credere – risposi – che un uomo di genio non riesca a spiegarsi con le parole correnti. E la mia ignoranza non è, senza dubbio, tanto assolutamente sprovvista di Intuizione…
  • La sua modestia – rispose Einstein – e la sua buona volontà meritano che faccio violenza ai miei costumi. Se qualche punto le pare oscuro, la prego fin da ora che mi scusi. Non le parlerò delle due relatività che ho formulato: questa è già cosa vecchia che si può incontrare su centinaia di libri. Le dirò qualcosa sulla direzione attuale dei miei pensieri.
    Per natura sono nemico delle dualità. Due fenomeni o due concetti che pargono opposti o diversi mi offendono. La mia mente ha un obiettivo massimo: Soprrimere le differenze. Operando così rimango fedele allo spirito della coscienza che, fin dai tempi dei greci, ha sempre ispirato all’unità. Nella vita e nell’arte, se fissa bene, occorre lo stesso. L’amore tende a fare due persone un solo essere. La poesia, con l’uso perpetuo della metafora, che assimila ogetti diversi, presuppone l’identicità di tutte le cose.
    Nelle scienze questo processo di unificazione ha realizzato un passo gigantesco. L’Astronomia, fin dal tempo di Galileo e di Newton, si è convertita in una parte della fisica. Riemann, l’autentico creatore della geometria non Euclidea, ha ridotto la gemoetria classica alla fisica; le investigazioni di Nernst e di Max Boro hanno fatto della chimica un capitolo della fisica; e come Loeb ha ridotto la biologia a fatti chimici, è facile dedurre che pure questa non è, in fondo, piú che un paragrafo della fisica. Però nella fisica esistevano, fin da poco tempo, dati che parevano irreducibili, manifestazioni distinte di una entità o di gruppi di fenomeni. Come, per esempio, il tempo e lo spazio; la massa inerte e la massa pesante, cioé, soggetta alla gravitazione; e i fenomeni elettrici e quelli magnetici, a loro volta diversi da quelli della luce. In questi ultimi anni queste manifestazioni stanno svanendo e queste distinzioni sono state soprresse. Non solamente, come ricorderà, ho dimostrato che lo spazio assoluto e il tempo universale mancano di senso, se no che ho dedotto che lo spazio e il tempo sono aspetti indissolubili di una sola realtà. Da molto tempo, Faraday aveva stabilita l’identicità dei fenomeni elettrici e di quelli magnetici, e più tardi, gli sperimenti di Maxwewll e Lorenz hanno assimilato la luce all’elettromagnetismo. Rimangono, quindi, opposti, nella fisica moderna, solo due campi: il campo della gravitazione e il campo elettromagnetico. Però ho raggiunto, finalmente, il dimostrare che anche questi costituiscono due aspetti di un’unica realtà. È la mia ultima scoperta: la teoria del campo unitario.
    Ora, spazio, tempo, materia, energia, luce, elettricità, inerzia, gravitazione, non sono più che nomi diversi di una sola omogenea attività.
    Tutte le scienze si riducono alla fisica e la fisica si può ora ridurre ad una sola formula.
    Questa formula, tradotta al linguaggio volgare, potrebbe dire più o meno così:
    “Qualcosa si muove”.
    Queste tre parole sono la ultima sinstesi del pensiero umano.

Einstein si dovette rendere conto dell’espressione del mio volto, di stupore.

  • La sorprende – aggiungse – la apparente semplicità di questo risultato supremo?
    Migliaia di anni di investigazioni e di teorie per arrivare a una conclusione che pare un luogo comune della esperienza più volgare? Riconosco che non è del tutto in equivoco. Senza dubbio, lo sforzo sintetico di tanti geni della scienza arriva a questo e nulla più: “Qualcosa si muove”.
    Nel principio – dice San Giovanni – era il verbo. Nel principio – risponde Goethe – era l’azione. Nel principio e nella fine – dico io- è il movimento. Non possiamo dire né sapere nulla più. Se il frutto finale del sapere umano le pare volgarissimo, la colpa non è mia.
    A furia di unificare è necessario ottenere qualcosa di incredibilmente semplice.

Fino a qui la transcrizione.

Rimane un interrogativo: Che cos’è ciò che anima il movemento? Nelle sacre scritture ci viene detto: “… e lo spirito di Dio si MUOVEVA sopra la faccia delle acque.”

Nell’alchimia sappiamo perfettamente di cosa si tratta…

Vale la pena dire, che se tutte le scienze si riducono alla fisica, la fisica si riduce all’alchimia. Non invano, la filosofia Ermetica (scienza alchemica) e’ stata chiamata… “La Madre di tutte le Scienze”…

Leggi la Prima Parte con intervista al Maestro dell’Alchimia e Fisico Nucleare Fulcanelli…

V. M. Samael Aun Weor – Tratto e liberamente tradotto dal libro gratuito “La Piedra Filosofal(Download – 43 MB) editato dal V.M. Thoth-Moisés.

La Coscienza Atomica (Parte 1) – V.M. Fulcanelli, V.M. Samael Aun Weor

Parte I: La Scienzia Materialista – La Scienza Alchemica – Intervista a Fulcanelli

L'Alchimia di Fulcanelli di Juliet Champagne
L’Alchimia di Fulcanelli di Juliet Champagne

In una certa occasione, in una conferenza affermai che, gran parte dei postulati della così chiamata scienza materialista, saranno le menzongne del domani, e non mancò chi, armi pronte, uscí a difendere la sua posizione contraria alla mia affermazione.

Peró, non sono l’unico, né il primo, né l’ultimo ad affermarlo: “Udiamo dire che l’idea della Pietra Filosofale fu un errore, peró tutte le nostre opinioni sono partite da errori, e ció che consideriamo oggi essere la verità in chimica, forse sarà riconosciuto domani come una bugia.” “J.VON LIEBIG, FAMILIAR LETTERS IN CHEMISTRY”.

La “Botanica”, per esempio, considerato il ramo della scienza che studia i vegetali, è un altro termine male impiegato. Tra i greci antichi, i “Botani” erano, letteralmente “gli abitanti dell’erba”, ossia, le intelligenze elementali o anime delle piante. In questo modo, la “Botanica” dovrebbe essere, per rigorosa scienza, lo studio degli abitanti dell’erba e non unicamente lo studio di queste ultime.

Se, in rigorosa accezione accademica, la scienza materialista è: “Conoscenza ESATTA e ragionata di certe cose”, non dovrebbe, quindi, errare, essendo una “conoscenza esatta”.

E, sì, errare è, puramente, sinonimo di mentire, e, d’altra parte, la scienza materialista che significa “conoscimento esatto”, ha errato in innumerevoli occasioni, è menzognera, falsa e estremamente orgogliosa, perché non accetta i suoi propri errori, li giustifica in mille maniere.

Scienza senza Coscienza! Che occorrenza! Lo stesso vale per lo scienziato incosciente. Fin dal momento in cui la chiamata scienza si divorziò dai principi mistici e filosofici, tolse l’anima alla investigazione. La matematica, chiamata “scienza esatta”, non ebbe come uno tra i suoi padri il Divino Pitagora, tantoe enunciato nelle nostre aule docenti? E, ci viene detto in queste che egli fu lo scopritore delle tabelline per le moltiplicazioni, del sistema decimale e del teorema che porta il suo nome.

E, quale studioso negherebbe che fu un grande filosofo e mistico nel pieno senso della parola?
Che diremo di Paracelso, uno dei fondatori della medicina sperimentale, scopritore della esistenza dello zinco come metallo indipendente, che definì la tossicità dell’arsenico, segnalando inoltre la efficacia terapeutica (“antileutica”) del rosso di mercurio precipitato? Paracelso fu uno dei promotori dell’Alchimia Mistica, la quale propone una autentica trasformazione della persona, nella persona.

Alberto Magno (Alchimista) fu il primo a preparare la potassa caustica e a dedurre la composizione del cinabro (solfato di mercurio). Basilio Valentino (Alchimista) scoprí, oltre all’antimonio, gli acidi cloridico e solforico. Attualmente è già abbastanza famoso il grande fisico nucleare e Alchimista conosciuto con il nome di Fulcanelli, le cui due opere (“Il Mistero delle Cattedrali” e “Le Dimore Filosofali”) apparirono rispettivamente nel 1926 e 1930.

Trascriverò a continuazione ció che Loius Pawels descrive nella sua opera “Il Ritorno degli Stregoni”, riguardo una intervista che il suo amico Jacques Bergier tenne nel 1937 con l’Adepto Fulcanelli:

<< Su richiesta di André Helbronner (notevole fisico nucleare francese), il mio amico (Jacques Bergier, assistente di Helbronner) intervistò il misterioso personaggio nel prosaico scenario di un laboratorio per esperimenti della Società del Gas, di Parigi. Qui la sua esatta conversazione : “Monsieur André Helbronner, del quale ho inteso voi siete un aiutante, va cercando l’energia nucleare. Monsieur Helbronner ha avuto l’amabilità di mettermi al corrente di alcuni dei risultati ottenuti, specialmente dell’apparizione della radioattività corrispondente al Polonio, quando un filo di Bismuto è volatilizzato da una scarica elettrica nel seno del deuterio ad alta pressione.

Siete molto vicini all’esito, come alcuni saggi contemporanei. Mi permette che vi metta in guardia? I lavori a cui vi dedicate voi e i vostri simili sono terribilmente pericolosi. E non solo siete voi coloro che sono in pericolo, ma anche l’Umanità intera. La liberazione dell’energia nucleare è piú facile di quello che pensa. E la radioattività superficiale prodotta può avvelenare l’atmosfera del Pianeta in alcuni anni. Inoltre, possono fabbricarsi esplosivi atomici con alcuni grammi di metallo e radere al suolo città intere. Ve lo dico chiaramente: gli alchimisti lo sanno già da molto tempo.” “Bergier si mise a interromperlo, protestando. Gli alchimisti e la fisica moderna! Stava per far esplodere il suo sarcasmo, quando l’altro lo attaccò: “Già so ciò che mi dirà: gli alchimisti non conoscevano la struttura del nucleo, non conoscevano la elettricità, non avevano nessun mezzo di detezione. Non poterono, quindi, realizzare alcuna trasmutazione, non poterono, quindi, liberare mai l’energia nucleare. Non tenterò dimostrarle ciò che sto per dirle ora, pero le prego che lo ripeta a Monsieur Helbronner: bastano certe disposizioni geometriche di materiali estremamente puri per scatenare le forze atomiche, senza necessità di usare l’elettricità e la tecnica del vuoto. E ora mi limiterò a leggerle alcune brevi linee”. L’uomo prese da sopra la sua scrivania l’opera di Fréderic Soddy, L’interprétation du Radium, la aprí e lesse: “Penso che esistettero nel passato civilizzazioni che conobbero l’energia dell’atomo e che furono totalmente distrutte per il cattivo uso di questa energia. Poi proseguì: “La prego che ammetta che alcune tecniche parziali sono sopravvissute. Le chiedo anche che rifletta sopra il fatto che gli alchimisti mescolavano preoccupazioni morali e religiose coi propri esperimenti, mentre la Fisica moderna nacque nel secolo XVIII dai divertimenti di alcuni signori e di alcuni ricchi libertari. SCIENZA SENZA COSCIENZA… Ho creduto che avrei fatto bene avvertendo alcuni investigatori, qui e là, però non possiedo la minima speranza che la mia avvertenza fruttifichi. Per tutti gli altri, non necessito la speranza.” Bergier si permise di fare una domanda: “Se lei stesso é alchimista, signore, non posso credere che impieghi il proprio tempo nel tentativo di fabbricare oro, come Dunikovski o il dottor Miethe. Da circa un anno, sto tentando di documentarmi sull’alchimia e solo incorro in ciarlatani o in interpretazioni che mi paiono fantastiche. Potrebbe lei, signore, dirmi in cosa consistono le sue investigazioni?” “Mi chiede che le riassuma in quattro minuti quattro mila anni di filosofia e gli sforzi di tutta la mia vita. Mi chiede, inoltre, che traduca in linguaggio chiaro concetti che non ammettono il linguaggio chiaro. Posso nonostante tutto, dirle questo: non ignora che, nella Scienza officiale oggi in progresso, la carta dell’osservatore è ogni volta piú importantante. La relatività, il principio di incertezza, mostrano fino a che punto interviene oggi l’osservatore nei fenomeni. Il segreto ell’alchimia è questo: esiste un modo di manipolare la materia e l’energia in maniera tale che si produca ciò che gli scienziati contemporanei chiamerebbero un campo di forza. Questo campo di forza, attua sopra l’osservatore e lo colloca in una situazione privilegiata di fronte all’Universo. Da questo punto privilegiato possiede accesso a realtà che lo spazio e il tempo, la materia e l’energia, solgono occultarci. É ciò che noi chiamiamo la Grande Opera.” Però, e la pietra filosofale? E la fabbricazione dell’oro? “Quelle non sono altro che applicazioni, casi particolari. L’ESSENZIALE NON È LA TRASMUTAZIONE DEI METALLI, MA QUELLA DELLO STESSO SPERIMENTATORE. È UN SEGRETO ANTICO CHE VARI UOMINI INCONTRERANNO IN TUTTI I SECOLI”. “E in che cosa si converte dunque?” “Forse un giorno lo saprà”.

Il mio amico non vedrà mai più quell’uomo, che lasciò delle tracce indelebili sotto il nome di Fulcanelli. Tutto ciò che sappiamo di lui è che sopravvisse alla guerra e scomparse completamente dopo la Liberazione. Tutti i tentativi per incontrarlo fracassarono. Queste missioni furono ben reali, perché se ne occupò la commissione “Alsos”, patrocinata dalla CIA americana, che, dopo il 1945, ebbe ordini molto restrittivi di incontrare tutti coloro che avessero tenuto relazione alcuna con la scienza atomica in Europa. Bergier fu chiamato a dichiarare, però non potè proporizionare alcuna pista al comandante che lo interrogò. Egli gli permise di esaminare il primo documento conosciuto riguardo l’utilizzo militare dell’atomo…

Jacques Bergier comprovò allora che la pila atomica fu descritta perfettamente come “una struttura geometrica di sostanze estremamente pure” e che, d’altra parte, questo meccanismo non richiedeva l’elettricità né la tecnica del vuoto, proprio come aveva predetto Fulcanelli.

L’informativa terminava esponendo la possibilità che si produca una contaminazione atmosferisca suscettibile ad estendersi su tutto il Pianeta. Si comprende che tanto bergier come gli ufficiali americani desideravano incontrare un uomo la cui esistenza era una prova indubitabile che la scienza alchemica porta con sé molte decadi di vantaggio rispetto la scienza officiale.

E se Fulcanelli occupava una posizione tanto vantaggiosa rispetto alle conoscenza atomiche, doveva essere anche informato sopra molti altri argomenti, e forse per questo furono vane tutte le investigazioni per trovarlo.>>

(Continua nella Seconda Parte con Intervista ad Einstein …)

V. M. Samael Aun Weor – Tratto e liberamente tradotto dal libro gratuito “La Piedra Filosofal(Download – 43 MB) editato dal V.M. Thoth-Moisés.