L’Esperienza Diretta

Oggi, 19 Marzo 1973, undicesimo anno d’Acquario, siamo riuniti per portare a termine queste conversazioni che dovranno senz’altro essere pubblicate su libro, per il bene della Gran Causa.

Come conclusione, voglio porre l’accento sulla necessità di sperimentare direttamente tutto quanto abbiamo spiegato.

L’esperienza della realtà è fattore cardinale e determinante per la comprensione creatrice.

È venuto il momento di capire che abbiamo effettivamente a disposizione un fattore psicologico insostituibile con il quale verificare tutto quanto abbiamo detto nelle nostre riunioni.

Mi riferisco, con profondo rispetto, alla base stessa della nostra organizzazione psichica, a quell’elemento che ancora non si è perduto: l’Essenza.

In lei, nella Coscienza, si trova il Buddha, la Dottrina, la Religione e la Saggezza; su questo non ci sono dubbi.

In sintesi, possiamo dire che nell’Essenza, nella Coscienza, si trovano depositati i dati indispensabili per la rigenerazione, l’autorealizzazione intima e l’esperienza completa di tutto quanto abbiamo detto nelle nostre conversazioni.

Questo vuol dire che, se in un tale elemento primario, fondamento originale di ogni nostra organizzazione psichica, si trovano i principi basici della rigenerazione, ovviamente la prima cosa da fare sarà distruggere, annientare quella seconda natura di tipo infernale, nella quale si trova imprigionata l’Essenza.

È evidente che, nel liberarsi, l’Essenza si sveglia radicalmente.

I vantaggi che questa liberazione ci può offrire sono molteplici, come ora vi illustrerò.

Il primo vantaggio è di per sé magnifico, perché ci dà la capacità di un orientamento di fondo e di una saggia guida sul Sentiero del Filo del Rasoio che ci deve condurre fino alla Liberazione Finale.

Il secondo vantaggio è di percorrere l’itinerario delle varie esperienze dirette, fino alla verifica totale delle affermazioni (prese singolarmente e nel loro complesso), che abbiamo fatto in queste conversazioni.

L’illuminazione completa, l’esperienza vissuta in modo illuminato, la conferma pratica, è questo il modus operandi dell’Essenza liberata, sveglia, autocosciente.

L’annullamento completo di tutti gli elementi indesiderabili che costituiscono il me stesso, il sé stesso, è senz’altro una cosa della massima urgenza.

Dobbiamo imparare a controllare volontariamente tutte le funzioni della nostra psiche. Non c’è alcun vantaggio a rimanere schiavi: dobbiamo renderci signori e padroni di noi stessi.

La Coscienza si sveglia di pari passo con l’eliminazione degli elementi indesiderabili.

Bisogna però che diventiamo seri, perché finora non lo siamo stati. Ciascuno di noi, attualmente, non è altro che un fuscello in balia delle onde agitate del mare dell’esistenza.

Ripeto: dobbiamo diventare seri!

Questa affermazione implica una ferrea autovigilanza di istante in istante, di momento in momento.

Ricordate quanto abbiamo già detto in precedenti conversazioni: nel rapporto con i nostri simili, i difetti che portiamo nascosti affiorano spontaneamente e se stiamo allerta e vigili come la vedetta in tempo di guerra allora li scopriremo.

In ogni autoscoperta esiste anche autorivelazione. Un difetto scoperto dev’essere rigorosamente analizzato, studiato in tutti i livelli della mente e del tutto compreso attraverso i vari processi della profonda meditazione interiore.

Più tardi, dopo aver già completamente capito il difetto che abbiamo analizzato, seguono le suppliche a Devi Kundalini, la nostra personale Divina Madre Cosmica, perché elimini e disintegri il difetto in questione.

Il lavoro è tremendamente serio, molto profondo, eccezionalmente approfondito! È il solo modo per estirpare, sradicare dalla nostra psiche molti elementi indesiderabili, infraumani, tenebrosi, nei quali l’Essenza si trova imprigionata.

Di pari passo con il risveglio della Coscienza, si fanno di volta in volta sempre più lucide e continue le possibilità di sperimentazione diretta.

Innanzitutto, voglio che impariate a sfruttare nella vita pratica i vari sprazzi di Coscienza sveglia.

Tutta la gente va con la Coscienza addormentata: è un fatto concreto e visibile, appunto, nella vita di tutti i giorni.

In questo momento mi torna alla memoria un evento particolare.

Circa 17 o 18 anni fa, mentre ero in un mercato di Città del Messico con la mia sposa sacerdotessa Litelantes e stavamo ritirando un orologio che lei aveva mandato a riparare in una orologeria, siamo stati improvvisamente scossi da una violenta esplosione di dinamite. Litelantes, spaventata, mi chiedeva che tornassimo subito a casa. Naturalmente la mia risposta fu decisamente negativa: non volevo assolutamente esporre le nostre vite ad una seconda esplosione che sapevo doveva succedere… Le sue richieste furono inutili. In quei momenti risuonavano le sirene e le campane dei pompieri o “mangiafumo”. Quegli umili martiri, servitori dell’umanità, si precipitavano sul luogo dell’esplosione… «Appena arrivati sul posto, di tutti questi pompieri non si salverà nessuno». «Moriranno». Queste furono le mie parole. Litelantes, spaventata, rimase in silenzio. Qualche istante dopo, una seconda esplosione fece paurosamente tremare Città del Messico. Il risultato fu la morte di tutti quegli umili servitori. Si disintegrarono immediatamente: infatti, non se ne trovarono neppure i cadaveri. Nei paraggi fu raccolto soltanto lo stivale di un sergente.

Io, francamente, rimasi stupito dal grado di incoscienza in cui si trovavano quei vigili del fuoco; se fossero stati svegli non sarebbero assolutamente morti. Ricordo ancora il pianto delle

donne che scappavano dal mercato e dei bambini che si aggrappavano, spaventati, alle vesti delle madri. Se io non fossi stato sveglio certamente sarei morto, perché nel punto in cui dovevo prendere l’autobus, indispensabile per tornare a casa, morirono centinaia di persone. Ancora non riesco a dimenticare tutti quei cadaveri, allineati sul marciapiede, che giacevano coperti da fogli di giornale. Quelle vittime furono sicuramente dovute alla curiosità: si trattava di curiosi, gente incosciente, addormentata, che dopo la prima esplosione erano accorsi sul luogo dell’incidente per contemplare lo spettacolo. Se fossero stati svegli, non sarebbero mai andati a curiosare.

Purtroppo, dormivano profondamente: fu così che trovarono la morte.

A casa, nel quartiere Caracol, i nostri vicini erano allarmati: pensavano che fossimo morti. Certo, li meravigliava il fatto che, malgrado fossimo stati tanto vicini al luogo della catastrofe, avessimo potuto tornare ancora vivi. Ecco il vataggio di essere svegli!

Bisogna svegliarsi, amici, e imparare a vivere allerta di momento in momento, di istante in istante.

Non c’è che da dividere sempre l’attenzione in tre parti: primo, soggetto; secondo, oggetto; terzo, luogo. *** (A fine pagina troverete una chiarificazione del V.M. Rabolù su questo punto.)

Soggetto. – Non dimenticarci di noi stessi, autovigilarci in ogni secondo, in ogni momento. Questo comporta lo stato di allerta nei confronti dei nostri pensieri, emozioni, gesti, abitudini, azioni, parole, ecc.

Oggetto. – Minuziosa osservazione di tutti quegli oggetti o rappresentazioni che, per mezzo dei sensi, giungono alla mente. Non identificarsi mai con le cose perché è quello il modo in cui si cade nell’affascinazione e nel sonno della Coscienza.

Luogo. – Osservazione quotidiana della nostra casa, della nostra camera, come se fosse qualcosa di nuovo. Domandiamoci tutti i giorni: perché sono qui, in questo luogo, in questo mercato, in questo ufficio, in questo tempio? ecc.

Questi tre aspetti della divisione dell’attenzione non costituiscono assolutamente un capitolo a parte, né qualcosa di diverso dal processo di dissoluzione dell’io.

È senz’altro necessario autostudiarsi, autoosservarsi di momento in momento se vogliamo davvero scoprire i nostri difetti psicologici, perché, nei rapporti con i nostri simili, i difetti nascosti affiorano in modo naturale e spontaneo.

Non si tratta solamente di osservare come camminiamo, né le posizioni che assume il corpo… La vigilanza su se stessi implica lo studio silenzioso e sereno di tutti i propri processi psicologici intimi, emozioni, passioni, pensieri, parole…

L’osservazione delle cose, senza identificarsi con esse, permette di conoscere i processi dell’avidità, dell’attaccamento, dell’ambizione… Non si può negare che ad una persona avida costerà molto lavoro non identificarsi con un anello di diamanti o con un mazzo di biglietti di banca…

L’osservazione dei luoghi permette di sapere fino a che punto arriva l’attaccamento e l’affascinazione rispetto ad ambienti diversi.

Questo triplice gioco di attenzione è quindi un esercizio completo per autoscoprirci e svegliare la Coscienza.

Ero ancora molto giovane, un adolescente, e già praticavo istintivamente il bellissimo esercizio che vi ho detto. Proprio ora mi ricordo di due casi particolari che vi voglio raccontare. Il primo è questo.

Una notte, mi capitò di entrare per la porta di un casa magnifica. In silenzio, attraversai un grazioso giardino antistante una sala fastosa. Mosso da un impulso interiore mi spinsi oltre, e mi infilai arditamente in uno studio di avvocato. Dietro la scrivania era seduta una donna di statura normale, aspetto pallido, capelli bianchi, labbra delicate e naso regolare. Aveva un portamento nobile e un corpo non proprio esile ma nemmeno troppo grasso. Lo sguardo sembrava piuttosto malinconico e sereno.

Con una voce dolce e cortese, la donna mi invitò a prender posto davanti allo scrittoio. Lì per lì, successe qualcosa di insolito: vidi sulla scrivania due farfalle di vetro che avevano vita propria, muovevano le ali, respiravano, guardavano, ecc. Il fatto mi appariva ovviamente troppo raro e straordinario: due farfalle di vetro dotate di vita propria?!…

Abituato, com’ero, a dividere l’attenzione in tre parti, primo: non mi dimenticai di me stesso, secondo: non mi identificai con quelle farfalle di vetro, terzo: osservai con cura l’ambiente… Alla vista di simili insetti mi dissi: «Questo non può essere un fenomeno del mondo fisico, perché nella regione tridimensionale di Euclide non ho mai visto farfalle di vetro dotate di vita propria… senza dubbio, non è altro che un fenomeno del mondo astrale».

Mi guardai poi intorno per farmi le domande: «Perché sono in questo luogo? perché ci sono venuto? che cosa ci sto facendo?».

Rivolgo infine alla donna, dissi: «Signora, mi permetta di uscire un attimo in giardino, che poi torno». La donna assentì con un cenno del capo e io lasciai per un momento l’ufficio. Fuori, all’aperto, feci un salto un po’ lungo con l’intenzione di galleggiare nell’ambiente circostante e rimasi non poco sorpreso al vedere, di fatto, che mi trovavo davvero fuori dal corpo denso. Capii allora di essere in astrale: così mi venne in mente che avevo abbandonato, ore prima, il mio fisico nel suo letto e a quell’ora stava sempre riposando.

Constatata la particolare situazione, rientro nell’ufficio dove ero atteso dalla donna. Pensai dunque di convincerla che era priva di sostanza corporea: «Signora -le dico- io e lei ci troviamo fuori dal corpo fisico. Provi a ricordare: qualche ora fa, se ne è andata a dormire e ora si trova qui a parlare con me, sotto forma nient’affatto materiale, perché sappiamo che, quando il corpo dorme, la Coscienza, l’Essenza, all’interno dell’ego purtroppo, se ne va fuori dal veicolo corporeo».

Detto questo, la donna mi guardò con occhi da sonnambula ma non comprese. Io, invece, m’ero reso conto che aveva la Coscienza addormentata. Non volendo insistere oltre, salutai e me ne andai.

Poi, mi diressi in California per fare ricerche di una certa importanza. Sulla strada mi imbattei in un disincarnato che in vita era stato facchino ai mercati generali. L’infelice, con un carico enorme sulle spalle, sembrava soffrire da non credersi… Avvicinatomi, gli chiesi: «Brav’uomo, che succede? perché porta sulla schiena indolenzita un carico tanto pesante?». Lo sventurato, guardandomi con occhi da sonnambulo, rispose: «Sto lavorando…» «Ma signore -insisto- lei è

già morto da un pezzo!… quel carico che porta in spalla non è che una forma mentale: lo lasci!…».

Tutto inutile… il povero defunto non capiva: aveva la Coscienza troppo addormentata. Per aiutarlo, mi misi a galleggiare nell’ambiente circostante per allarmarlo, per fargli capire che qualcosa di strano stava succedendo nella sua esistenza, per fargli sapere, in qualche modo, che era morto, ecc., ma fu tutto inutile.

Più tardi, fatte le ricerche, tornai al veicolo fisico rimasto addormentato nel letto.

D.- Maestro, vuol dire che non c’è possibilità di esperienze dirette, tipo quelle da lei indicate nelle sue conversazioni, senza la dissoluzione dei difetti psicologici?

R.- L’esperienza diretta è legata alla percentuale di Coscienza sveglia.
La gente, in genere, ha solo un 3% di Coscienza sveglia e un 97% di subcoscienza o Coscienza

addormentata.

Quando si arriva a possedere un 4 o 5% di Coscienza sveglia, cominciano i primi sprazzi di esperienza diretta.

Non confondete, però, degli sprazzi con la pienezza totale, perché non sono la stessa cosa… Chi possieda, per esempio, un 10% di Coscienza sveglia avrà, ovviamente, una percentuale di lucidità superiore a quella di chi ne possiede un 4 o 5%.

In ogni modo, di pari passo con la liberazione dell’Essenza, man mano che l’ego comincia a dissolversi, andrà aumentando, in modo ordinato e progressivo, anche la capacità di investigazione diretta.

L’esercizio di dividere l’attenzione in tre parti, com’è stato spiegato in questa conversazione, costituisce una validissima constatazione del grado di Coscienza acquisito.

Qui c’è, quindi, la teoria e la pratica per svegliare la Coscienza.

Ho dato il sistema pratico per usare intelligentemente le percentuali di Coscienza acquisita.

Quando l’ego sia stato radicalmente annientato, la Coscienza rimane completamente sveglia; in quelle condizioni, potremo scendere a volontà nei Mondi Inferni, per vedere, sentire, toccare e palpare la cruda realtà delle regioni sommerse.

Un tipo di ricerche del genere, essendo molto avanzato, lo si può effettuare a volontà soltanto con una Coscienza assolutamente sveglia.

D.- Maestro, ci parlava dei due vantaggi che derivano dall’Essenza, il primo dei quali è l’orientamento per una vita giusta mentre il secondo è la sperimentazione diretta… Nell’esperienza che ha avuto al mercato con quella tremenda esplosione, quale delle due facoltà dell’Essenza le è servita per evitare il pericolo?

R.- È stata la seconda, quella dell’esperienza diretta, che mi ha permesso di sapere in anticipo il fatto che stava per accadere… la morte di quei vigili del fuoco.

D.- Maestro, ci potrebbe spiegare la differenza tra le proiezioni della mente e le esperienze reali?

R.- Le proiezioni mentali sono di tipo del tutto soggettivo e molto diverse dalle esperienze reali che sono di tipo oggettivo.

Nel primo caso, la mente proietta quanto ha eleborato nel subcosciente e cade nell’affascinazione e nei sogni propri dell’incoscienza perché identificata con le sue proiezioni.

Nell’altro caso, la mente ha esaurito l’attività del pensare, non proietta, è aperta al nuovo, riceve senza identificarsi e in assenza di qualsiasi affascinazione o atteggiamento sognante.

Per meglio spiegarmi, vi racconterò un’esperienza di tipo soprasensibile. Stando fuori dal corpo fisico, mentre questo dormiva profondamente, chiamai un tale già disincarnato che in vita era stato un membro molto prossimo della famiglia.

Il defunto si presentò vestito con un abito grigio che portava abitualmente da vivo; veniva ridendo tra sé, diceva sciocchezze… qualcosa che aveva sentito da altri… sembrava un vero e proprio sonnambulo. I miei tentativi per farmi riconoscere risultarono vani. L’infelice dormiva profondamente… non mi vedeva di certo. In fondo, percepiva effettivamente solo le proprie forme mentali e rideva come un idiota, come un matto da legare.

Ecco qui due aspetti che chiariscono, dunque, la domanda in questione.

Nel primo caso, quel defunto proiettava le proprie forme mentali, le sognava, ne era del tutto affascinato e neppure mi vedeva.

Nel secondo, io ero completamente cosciente, sveglio: sapevo che il mio corpo fisico era rimasto addormentato nel letto; non proiettavo: avevo esaurito l’attività del pensare, mi aprivo al nuovo, accoglievo il disincarnato, mi occupavo di lui, mi rendevo conto dello stato deplorevole in cui si trovava…

Con questo raccconto ho dunque esemplificato la risposta.

D.- Venerabile Maestro, riguardo all’esercizio di dividere l’attenzione in tre parti, da farsi qui nel mondo fisico, come può il suo effetto ripercuotersi nel mondo astrale se sono due mondi completamente diversi?

R.- Se facciamo caso alla vita che si svolge nei sogni comuni, notiamo che molte scene del sogno si rifanno all’andamento quotidiano della vita normale, ai fatti che viviamo proprio qui nel mondo fisico, alle azioni di ogni momento.

Si può allora notare che l’esercizio di dividere l’attenzione in tre parti si ripete, come nel caso dei sogni, anche in quelle ore in cui l’Essenza, imbottigliata nell’ego, si trova fuori dal corpo fisico.

Credo che ormai sappiate che, quando il corpo dorme, l’Essenza, imprigionata nel me stesso, si allontana dal veicolo denso.

Così, se ci abituiamo a praticare questo esercizio qui, nel mondo fisico, di istante in istante e di momento in momento, poi, lo ripeteremo istintivamente al momento del sogno e il risultato sarà il risveglio della Coscienza. Allora potremo vedere, sentire, toccare e palpare tutto quello che in queste conversazioni abbiamo detto circa l’Inferno, il Diavolo e il karma.

Di pari passo con la dissoluzione dell’ego si sveglierà sempre più la Coscienza e questo si potrà constatare con l’esercizio di dividere l’attenzione in tre parti.

Dissolto totalmente l’ego, l’esercizio che vi ho insegnato ci permetterà di usare volontariamente la Coscienza per indagare sulle grandi realtà.

D.- Maestro, come possono capire i profani la differenza tra il reale e l’irreale, il vero e l’illusorio, l’oggettivo e il soggettivo?

R.- Qualche sera fa, stavamo assistendo, per televisione, ad un notiziario scientifico. Attraverso le immagini del video si metteva il pubblico al corrente degli esperimenti sul cervello compiuti da ricercatori di oggi.

Applicando al cervello degli elettrodi, gli sperimentatori possono tenerne diverse parti sotto controllo. In tali condizioni, la macchina umana può essere guidata per mezzo di onde e l’abbiamo già visto ampiamente dimostrato.

Si sono fatti esperimenti anche nella plaza de toros. Con quel sistema, un ricercatore ha potuto bloccare il toro, farlo desistere dall’attacco proprio nei momenti in cui lo si provocava con la cappa.

Con questo, si è perfettamente dimostrato che ogni organismo è una macchina suscettibile di essere controllata come qualsiasi altra.

Nel caso della macchina umanoide, al posto degli elettrodi, delle onde e delle macchine automatiche con cui gli scienziati riescono ad agire sul cervello, potete ovviamente immaginare i diversi aggregati psichici inumani che, alternandosi tra loro, controllano, in circostanze diverse, le varie zone dello stesso.

In altre parole, diremo che gli scienziati, in certi momenti, con i loro sistemi elettronici, svolgono lo stesso ruolo degli aggregati psichici, vale a dire, ne dimostrano la realtà proprio con gli esperimenti che eseguono.

Bisogna controllare il cervello per compiere azioni: o lo fanno gli aggregati psichici o lo fanno i ricercatori con particolari sistemi elettronici.

Gli studi confermano totalmente, comunque, quanto abbiamo detto: l’umanoide intellettuale è una macchina incosciente, subcosciente, automatica.

Come può una macchina incosciente accettare di essere addormentata? Come può questa macchina affermare che il mondo è maya, illusione?

La macchina umanoide, per il fatto stesso di esser macchina, sogna ma ignora di sognare, nega di sognare, crede fermamente di esser sveglia e non accetterebbe mai l’ipotesi di essere addormentata.

L’umanoide automatico e meccanizzato non è capace di distinguere l’oggettivo dal soggettivo e prende per oggettivo quanto è soggettivo e viceversa.

La macchina addormentata, l’automa umanoide, è ben lungi dal poter comprendere la differenza tra Coscienza oggettiva e Coscienza soggettiva; la macchina ha le sue tesi fondate proprio sul sonno profondo della Coscienza.

È assolutamente impossibile far capire ad un profano addormentato la differenza tra Coscienza e subcoscienza, tra oggettività e soggettività, tra sogno e veglia, ecc.

Solo con il risveglio della Coscienza si possono ammettere tali differenze. Il profano crede, purtroppo, di essere sveglio e addirittura si offende quando qualcuno gli dice che ha la Coscienza addormentata. Parlando in linguaggio socratico, si direbbe che il dotto ignorante, il profano addormentato, la macchina incosciente, non solo ignora ma, per giunta, ignora di ignorare; non solo non sa, ma inoltre, e questo è peggio, non sa di non sapere.

Amici miei, occorre smettere di essere macchine. Quando accettiamo di essere macchine, cominciamo a smettere di esserlo; più tardi, poi, andrà a pezzi il velo dell’illusione.

Dobbiamo diventare esseri umani e questo è possibile solo distruggendo, annientando gli aggregati psichici che si alternano senza sosta tra di loro al controllo della macchina organica.

È indispensabile arrivare ad avere realtà, smettere di essere puri automi mossi da onde o da aggregati, che è poi lo stesso, per trasformarci in individui responsabili, veri e coscienti.

D.- Maestro, che differenza c’è tra l’esercizio di dividere l’attenzione in tre parti e la dissoluzione dell’ego per svegliare la Coscienza?

R.- In tutte queste conversazioni ci siamo occupati soprattutto della dissoluzione dell’ego, della distruzione completa di tutti quegli aggregati psichici nei quali è imbottigliata, intrappolata, la Coscienza.

Mi pare che abbiamo parlato fin troppo chiaro e abbiamo dato una didattica perfetta per l’annullamento assoluto del me stesso, del sé stesso.

Abbiamo spiegato fino alla noia che possiamo liberare l’Essenza, svegliarla, solo mediante l’annullamento radicale degli elementi inumani che abbiamo in noi.

Nella conversazione di oggi, abbiamo dato un esercizio specifico, definito. Si è detto di dividere l’attenzione in tre parti, allo scopo di usare, in modo via via più perfetto, le diverse percentuali di Coscienza sveglia che si vadano ottenendo con la morte del me stesso.

Nel primo caso c’è un’intera dottrina sull’annullamento del sé stesso. Nel secondo, c’è un meraviglioso esercizio, una pratica che ci permetterà di usare, in modo perfetto, chiaro, preciso, la Coscienza che andiamo guadagnando.

Comunque, è necessario diventare ricercatori veramente competenti di esoterismo e di occultismo puro. Questo è ciò che vogliamo e a tale proposito abbiamo dato, con queste conversazioni, l’insegnamento necessario.

V.M. Samael Aun Weor – Inferno Karma e Diavolo (Indice capitoli e download)

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V.M. RABOLÚ.- Vedete, la chiave di S.O.L., io ho spiegato questo al Maestro, con la chiave di S.O.L. la coscienza si addormenta di più. Ad esempio, vado in un negozio a comprare una cosa qualsiasi: «oggetto, soggetto e luogo», bene, esco dal negozio, continuo «oggetto, soggetto e luogo» e continuo, sì: la coscienza si addormenta di più. È meglio l’autoosservazione: cosa si è sentito in quel momento? Quando quel signore mi ha guardato male o è passata una signora di fronte a noi, o qualche cosa; cosa si è sentito in quei momenti?.

Sì, con questa chiave di S.O.L. la gente si addormentava di più. Molte volte passavano dal fare un lavoro al fare un’altra cosa, per dire oggetto, soggetto, luogo, sì! A me questa pratica non è mai piaciuta, perché vedevo che faceva addormentare di più la coscienza.

Da L’Aquila Ribelle

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L’Inferno

Domanda – Secondo l’opinione degli ambienti scientifici, l’inferno di fuoco e fiamme di cui ci parla la religione cattolica non è più accettabile, oggi, se non come una superstizione religiosa… è vero Maestro?

Risposta – Qualunque inferno di carattere religioso è esclusivamente simbolico.

A questo proposito, vale la pena di ricordare l’inferno di ghiaccio delle tradizioni nordiche, l’inferno cinese con tutti i suoi gialli supplizi, l’inferno buddista, quello maomettano o l’Isola Infernale degli antichi abitanti del Paese di Maralpleice, la cui civiltà è oggi nascosta tra le sabbie del deserto del Gobi.

I vari inferni tradizionali rappresentano comunque, con molta efficacia, il regno minerale sommerso.

Non dimentichiamo che Dante trovò il suo Infernus nelle vive viscere della Terra, come si può vedere nella “Divina Commedia”

D.- Maestro, lei ci parla di un mondo minerale sommerso ma le perforazioni effettuate da parte di compagnie minerarie, petrolifere e di altro genere non hanno rivelato alcun indizio di un mondo vivente che possa trovarsi anche soltanto nel primo strato inferiore della Terra. Dove si trova questo mondo minerale sommerso?

R.- Anche a questo proposito mi lasci dire che il mondo tridimensionale di Euclide non è tutto.

Al di sopra di questo mondo di tre dimensioni (altezza, larghezza e profondità) esistono evidentemente varie dimensioni superiori. Allo stesso modo, per la legge degli opposti, al di sotto di questa zona tridimensionale vi sono anche varie infradimensioni di natura minerale e non appariscente.

L’inferno dantesco corrisponde senz’altro a queste infradimensioni.

D.- Maestro, mi scusi se insisto ma tra tutti i libri che ho passato in rassegna, di mia iniziativa e per le mie inquietudini, non ricordo alcuno scritto o documento che parli anche lontanamente di tali infradimensioni né, tantomeno, di come le si possa scoprire. Perciò le chiedo: che motivo c’è di parlare di infradimensioni se, fino a dove ho potuto constatare, nessun essere umano le ha viste nè toccate con mano?

R.- La sua osservazione non è di poco conto. È però necessario chiarire che il Movimento Gnostico Cristiano Universale ha sistemi, metodi di sperimentazione diretta mediante i quali poter verificare la cruda realtà delle infradimensioni della Natura e del Cosmo.

Possiamo e dobbiamo ubicare i nove cerchi danteschi esattamente sotto l’epidermide della Terra, all’interno dell’organismo planetario sul quale viviamo.

È ovvio che i nove cerchi corrispondono logicamente a nove infradimensioni naturali.

I nove cieli della “Divina Commedia” dantesca sono evidentemente nove dimensioni di tipo superiore, intimamente correlate con le nove di tipo inferiore.

Chi abbia avuto occasione di studiare la “Divina Commedia” dal punto di vista esoterico non può ignorare la realtà dei Mondi Inferni.

D.- Maestro, che differenza fondamentale esiste tra gli inferni del cattolicesimo e quelli di cui parla il Movimento Gnostico?

R.- La differenza che esiste tra gli inferni simbolici di una religione o d’un’altra è la stessa che può esserci tra bandiera e bandiera di nazioni diverse. Ogni Paese evidenzia la propria esistenza con un emblema nazionale; così pure, ogni religione simbolizza i Mondi Sommersi con qualche allegoria di tipo infernale.

Tuttavia, inferni cristiani, cinesi o buddisti, ecc., tutti quanti, in fondo, non sono altro che rappresentazioni diverse per indicare il crudo realismo degli inferni atomici della Natura e del Cosmo.

D.- Perché la gente fa brutti sogni, come volgarmente si dice? Che cosa succede in questo caso? Andiamo forse a finire in quei mondi infradimensionali?

R.- Vorrei che aveste ben chiaro che cosa sono in effetti gli incubi.

L’Anatomia Occulta insegna che nel basso ventre esistono sette porte infernali, sette chakra inumani o vortici negativi di forze sinistre.

Può darsi il caso di qualcuno che, dopo un’indigestione per un pasto troppo pesante, metta in attività con tale abuso questi chakra infernali. Si aprono allora le porte abissali, come insegna la religione maomettana, e il soggetto penetra quella notte nei Mondi Inferni.

Questo si rende possibile per lo sdoppiamento della personalità. Non è difficile per l’ego penetrare nella dimora di Plutone.

I mostri degli incubi esistono realmente; hanno avuto origine nei tempi arcaici e abitano di norma nelle infradimensioni del mondo minerale sommerso.

D.- Questo vuol dire, Venerabile Maestro, che all’Inferno non entrano solo coloro che muoiono senza aver salvato la propria Anima?…

R.- È del tutto evidente che anche i vivi penetrano nei Mondi Inferni, come stanno a dimostrare gli incubi. La parte infracosciente dell’uomo è di natura infernale; si potrebbe senz’altro dire che negli inferni atomici dell’uomo si trovano tutti gli orrori dell’abisso.

In altre parole, voglio far rilevare quanto segue: gli abissi infernali non sono per nulla estranei al nostro subconscio e infraconscio. Ora capirete il motivo per cui è tanto facile penetrare in qualsiasi momento nei nove cerchi danteschi.

D.- Maestro, non riesco proprio a capire perché prima ci dice che i Mondi Inferni si trovano nelle infradimensioni della Terra e poi specifica che questi abissi atomici si trovano dentro di noi. Vorrebbe essere tanto gentile da chiarirmi questo punto?

R.- Chi voglia scoprire le leggi della Natura deve cercarle dentro se stesso. Chi non trovasse in se stesso quanto cerca, non lo troverà mai fuori di sé.

Gli antichi dicevano:
“Uomo conosci te stesso e conoscerai l’universo e gli Dei”.1

Tutto quanto esiste nella Natura e nel Cosmo dobbiamo cercarlo al nostro interno.

Così, quindi, i nove cerchi danteschi dell’inferno si trovano dentro noi stessi, qui ed ora.

D.- Maestro, ho avuto incubi in cui ho visto un mondo fatto di oscurità e abitato da parecchi mostri; può essere che sia entrato in quei mondi infradimensionali o infernali?

R.- Occorre capire che queste infradimensioni si trovano nel fondo sommerso della nostra natura. Torno a dire che con gli incubi si aprono ovviamente le sette porte degli inferni atomici del basso ventre e allora discendiamo nei mondi sommersi.

Sono rare le persone che nella loro vita non hanno mai fatto visita al Regno di Plutone. Sarebbe però opportuno che nel riflettere su questa faccenda pensassimo alla cruda realtà naturale di quei mondi che si trovano nelle infradimensioni del nostro pianeta.

Immaginiamo per un istante dei mondi che si compenetrino a vicenda senza confondersi, in regioni densamente popolate, ecc. Non dobbiamo assolutamente prendere alla lettera le allegorie religiose:

“Ricerchiamo lo Spirito che vivifica e dà valore!”2

I vari inferni religiosi simboleggiano realtà crudamente naturali. Non bisogna confondere i simboli con i fenomeni cosmici in sé stessi.

D.- Maestro, vorrei che mi spiegasse qualcosa di più su questi Mondi Inferni, perché negli incubi che ho avuto non ho mai visto luce né espressioni gradevoli; potrebbe dirmene il motivo?

R.- Le risponderò con piacere. Le tenebre infernali sono una diversa modalità della luce: corrispondono infatti alla gamma dell’infrarosso.

Gli abitanti di tali dominii sotterranei percepiscono le differenti variazioni di colore che appartengono a questa zona dello spettro solare.

Vorrei far capire che tutti i colori esistenti nell’ultravioletto si trovano anche nell’infrarosso.

Che esiste un giallo dell’ultravioletto è risaputo; anche nell’infrarosso, però, esiste il giallo – in forma diversa- e altrettanto succede con gli altri colori. Di conseguenza, torno a sottolineare quanto segue: le tenebre sono una diversa modalità della luce.

È evidente che gli abitanti del regno minerale sommerso, trovandosi ben lontani dal Sacro Sole Assoluto, sono perciò spaventosamente brutti e di rara perfidia.

D.- Maestro, posso ammettere che nei mondi sommersi della Terra esista e ci abiti ogni tipo di mostri, ma come è possibile che io riesca effettivamente a trovare quei mondi dentro me stesso… tanto piccolo in confronto al pianeta?

R.- Mi permetta di dire che qualsiasi molecola di amido, di ferro o di rame, ecc., è tutto un sistema solare in miniatura. Un discepolo di Marconi immaginava esattamente il nostro Sistema Solare come una grande molecola cosmica.

Chi non vede in una semplice molecola il movimento dei pianeti intorno al Sole è sicuramente molto lontano dal comprendere l’astronomia.

Nulla è privo di relazioni in questo universo: è proprio vero che non esiste effetto senza causa né causa senza effetto. Così pure, in ciascuno di noi ci sono forze e atomi che si correlano parte con le sfere celesti, parte con le sfere infernali.

Bisogna sapere che nel nostro organismo esistono centri psichici che ci pongono in relazione con le nove dimensioni superiori del Cosmo o con le nove dimensioni inferiori.

Ho già detto chiaramente che questo mondo tridimensionale in cui viviamo non è tutto, poiché al di sopra abbiamo le dimensioni superiori e al di sotto le inferiori.

Tutte queste dimensioni, celesti o infernali, sono senz’altro connesse con i diversi lati della nostra psiche e perciò, se non le scopriamo dentro noi stessi, non le scopriremo mai da nessuna parte.

D.- Maestro, lei usa spesso la parola abissi atomici; perché atomici?

R.- Domanda molto opportuna! Rispondo con piacere. Innanzitutto voglio che sappiate che ogni atomo è una triade di materia, energia e coscienza.

Soffermiamoci un istante sulle intelligenze atomiche: è chiaro che ve ne sono di solari e di lunari. Esistono, perciò, anche intelligenze atomiche maligne di un’abiezione tremenda.

Gli atomi del nemico segreto, al nostro interno, sono controllati da un certo atomo maligno, posto esattamente nell’osso coccigeo.

Atomi di questo tipo causano malattie e provocano in noi diverse manifestazioni di perversione.

Allarghiamo un po’ il discorso e pensiamo un momento a tutti gli atomi maligni del pianeta Terra. I più densi, i più demoniaci abitano ovviamente nella dimora di Plutone, vale a dire nelle infradimensioni del mondo in cui viviamo. Ora capirà il motivo per cui parliamo di abissi atomici, di inferni atomici, ecc…

D.- Credo che la maggior parte di noi, quando ragiona in termini di atomi, si immagina qualcosa di infinitamente piccolo. Quando poi ci sentiamo dire che tutti i soli e i pianeti del Cosmo costituiscono un atomo, restiamo un po’ disorientati nei nostri ragionamenti. È coerente quanto dico, Maestro?

R.- Non ho mai inteso ridurre tutto l’Universo o gli Universi ad un semplice atomo. Mi consenta di dire che i pianeti, i soli, i satelliti, ecc., sono costituiti da somme di atomi e questo è diverso, non le pare? Se in qualche punto del mio discorso ho paragonato il Sistema Solare ad una grande molecola, l’ho fatto basandomi sulla legge delle analogie filosofiche… non ho mai voluto ridurre questo sistema ad un semplice atomo.

1 (Attribuito a Talete da Diogene Laerzio: “Vita e Dottrine dei Filosofi”, I, 40, N.d.Tr.) 2(cfr. Paolo, II, Cor. III, 6. N.d.Tr.)

V.M. Samael Aun Weor L’Inferno, il Karma, il Diavolo (1973) (indice libro e download PDF gratis)

Inferno Karma e Diavolo – V.M. Samael Aun Weor

Inferno Karma Diavolo VM Samael Aun Weor

MESSAGGIO DI NATALE 1973 – 1974

Prima edizione: “SÍ: HAY INFIERNO, DIABLO Y KARMA”
Colombia, 1973

Edizione italiana digitale: gnosipratichelibri.wordpress.com

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Contenuto del Libro

  1. L’INFERNO
  2. I TRE ASPETTI DELLE VISCERE DELLA TERRA
  3. I SETTE COSMI
  4. MONADI ED ESSENZE
  5. PRIMO CERCHIO INFERNALE O DELLA LUNA
  6. SECONDO CERCHIO INFERNALE O DI MERCURIO
  7. TERZO CERCHIO DANTESCO O INFERIORE DI VENERE
  8. QUARTO CERCHIO INFERNALE O SFERA SOMMERSA DEL SOLE
  9. QUINTO CERCHIO DANTESCO O SFERA SOMMERSA DI MARTE
  10. SESTA SFERA SOMMERSA O DI GIOVE
  11. SETTIMA SFERA SOMMERSA O DI SATURNO
  12. OTTAVO CERCHIO DANTESCO O DI URANO
  13. NONO CERCHIO DANTESCO O DI NETTUNO
  14. IL MOTO PERPETUO
  15. LA DISSOLUZIONE DELL’EGO
  16. IL DIAVOLO
  17. IL DRAGO DELLE TENEBRE
  18. CRIPTE SOTTERRANEE
  19. GUERRA NEI CIELI
  20. LA LEGGE DELL’ETERNO RITORNO
  21. LA REINCARNAZIONE
  22. LA LEGGE DELLA RICORRENZA
  23. LA CHIOCCIOLA DELL’ESISTENZA
  24. LE CONTRATTAZIONI
  25. L’ESPERIENZA DIRETTA

Edizione digitale: gnosipratichelibri.wordpress.com

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