La cruda realtà dei fatti GR VM Samael Aun Weor

Molto presto milioni di abitanti in Africa, Asia ed America Latina potrebbero morire di fame.
Il gas emesso dalle bombolette spray può consumare totalmente l’ozono dell’atmosfera terrestre.
Alcuni scienziati pronosticano che per l’anno duemila il sottosuolo del globo terrestre si esaurirà.
A causa dell’inquinamento dei mari, le specie marine stanno morendo; questo è già stato dimostrato.
Continuando di questo passo, per la fine del secolo tutti gli abitanti delle grandi città dovranno utilizzare maschere d’ossigeno per difendersi dallo smog.
Se l’inquinamento continuerà di questo allarmante passo attuale, tra poco non sarà più possibile mangiare pesce; vivendo infatti in acque totalmente contaminate, sarà pericoloso per la salute.
Già prima dell’anno duemila sarà quasi impossibile trovare una spiaggia con acque pure dove poter fare il bagno.
A causa dell’indiscriminato sfruttamento del suolo e del sottosuolo, tra non molto la terra non potrà più fornire i prodotti agricoli necessari per l’alimentazione della gente.
L’animale intellettuale, erroneamente chiamato uomo, contaminando i mari con tanta immondizia, avvelenando l’aria con i gas delle macchine e delle fabbriche, distruggendo la terra con le esplosioni atomiche sotterranee ed abusando di elementi dannosi per la crosta terrestre, è evidente che ha sottoposto il pianeta ad una lunga e spaventosa agonia che indubbiamente si concluderà con una grande catastrofe.
Difficilmente il mondo potrà varcare la soglia del duemila, visto che l’animale intellettuale sta distruggendo l’ambiente naturale ad una velocità folle.
Il mammifero razionale, a torto detto uomo, si è ostinato a distruggere la Terra; vuole renderla inabitabile ed è chiaro che ci sta riuscendo.
Per quanto riguarda i mari, è evidente che tutte le nazioni li hanno ridotti ad un grande immondezzaio.
Il settanta per cento di tutta la spazzatura del mondo sta finendo in ognuno dei mari.
Ingenti quantità di petrolio, insetticidi di ogni genere, molte sostanze chimiche, gas velenosi, gas neurotossici, detergenti, ecc., stanno annientando tutte le specie viventi dell’oceano.
Gli uccelli marini e il plancton, così indispensabile per la vita, sono in via di distruzione.
Non vi è dubbio che l’annientamento del plancton marino sia di una gravità incalcolabile, perché questo microrganismo produce il settanta per cento dell’ossigeno terrestre.
Con la ricerca scientifica si è potuto verificare che certe zone dell’Atlantico e del Pacifico si trovano ormai contaminate dai residui radioattivi prodotti dalle esplosioni atomiche.
In diverse metropoli del mondo, e specialmente in Europa, l’acqua dolce si beve, si elimina, si depura e di nuovo si beve.
Nelle grandi città “supercivilizzate”, l’acqua che viene servita a tavola passa molte volte attraverso gli organismi umani.
Nella città di Cúcuta (Colombia), confinante con il Venezuela, gli abitanti sono costretti a bere le acque nere e sporche del fiume che porta tutte le immondizie provenienti da Pamplona.
Mi riferisco enfaticamente al fiume Pamplonita, che tanto nefasto è stato per la Perla del Norte (Cúcuta).
Per fortuna esiste ora un altro acquedotto che rifornisce la città, ma ciononostante le nere acque del fiume Pamplonita vengono tuttora bevute.
Enormi filtri, giganteschi macchinari, sostanze chimiche cercano di purificare le acque nere delle grandi città d’Europa, ma le epidemie continuano a spargersi con queste nere acque immonde che tante volte passano attraverso gli organismi umani.
Nell’acqua potabile delle grandi capitali, famosi batteriologi hanno trovato virus di ogni genere, colibacilli patogeni, batteri della tubercolosi, del tifo, del vaiolo, larve, ecc.
Anche se sembra incredibile, negli stessi impianti di potabilizzazione dell’acqua dei paesi europei sono stati trovati virus del vaccino della poliomielite.
Inoltre lo spreco d’acqua è spaventoso. Gli scienziati moderni affermano che per l’anno 1990 l’umanoide razionale morirà di sete.
L’aspetto peggiore di tutto ciò è che le riserve sotterranee d’acqua dolce sono già in pericolo a causa degli abusi dell’animale intellettuale.
L’inesorabile sfruttamento dei pozzi di petrolio continua ad essere fatale. Il petrolio estratto dall’interno della Terra, attraversa le falde d’acqua sotterranee e le inquina.
Di conseguenza, il petrolio ha reso non potabile l’acqua sotterranea della Terra da oltre un secolo.
È ovvio che il risultato di tutto ciò è la morte di specie vegetali e perfino di migliaia di persone.
Parliamo ora un po’ dell’aria, così indispensabile per la vita delle creature…
Ad ogni inspirazione, i polmoni immettono mezzo litro d’aria, ossia circa dodici metri cubi al giorno. Moltiplicate questa quantità per i quattromilacinquecento milioni di abitanti della Terra ed avrete l’esatta quantità di ossigeno che l’intera umanità consuma quotidianamente, senza contare quello che consumano tutte le altre creature animali che popolano la Terra.
La totalità dell’ossigeno che noi inaliamo è contenuta nell’atmosfera, ed è prodotta dal plancton —che ora stiamo distruggendo con l’inquinamento— e dall’attività fotosintetica dei vegetali. Purtroppo le riserve di ossigeno si stanno ormai esaurendo.
Il mammifero razionale, erroneamente chiamato uomo, a causa delle sue innumerevoli industrie sta riducendo in continuazione la quantità della radiazione solare, tanto indispensabile per la fotosintesi. È per questo che il volume di ossigeno che le piante producono attualmente è di gran lunga minore di quello prodotto nello scorso secolo.
L’aspetto più grave di questa tragedia mondiale è che l’animale intellettuale continua ad inquinare i mari, distruggendo il plancton e la vegetazione.
L’animale intellettuale prosegue purtroppo distruggendo le sue fonti d’ossigeno.
Lo smog che l’umanoide razionale scarica nell’aria, oltre a seminare la morte, mette in pericolo la vita del pianeta Terra.
Lo smog non sta solo distruggendo le riserve d’ossigeno, ma sta anche uccidendo la gente.
Lo smog produce strane e pericolose malattie, impossibili da curare; questo è stato già dimostrato.
Lo smog blocca il passaggio della luce solare e dei raggi ultravioletti, causando quindi gravi disordini nell’atmosfera.
Si sta avvicinando un’era di alterazioni climatiche: glaciazioni, spostamento dei ghiacciai polari verso l’equatore, spaventosi cicloni, terremoti, ecc.
A causa non dell’uso ma dell’abuso dell’energia elettrica, nell’anno duemila vi sarà più calore in certe zone del pianeta e questo coadiuverà il processo di rivoluzione dell’asse della Terra.
Molto presto i poli finiranno all’equatore e quest’ultimo si sostituirà ai poli.
Il disgelo delle calotte polari è già cominciato e si avvicina un nuovo Diluvio Universale, preceduto dal fuoco.
Nei prossimi decenni si moltiplicherà il biossido di carbonio; questo composto chimico formerà allora una spessa cappa nell’atmosfera terrestre.
Tale cappa o filtro assorbirà purtroppo la radiazione termica, ed agirà da serra fatale.
In molte regioni il clima diventerà più caldo, per cui si fonderà il ghiaccio dei poli, aumentando quindi il livello degli oceani in modo preoccupante.
La situazione è gravissima, il suolo fertile sta scomparendo ed ogni giorno nascono duecentomila persone bisognose di alimento.
La catastrofe mondiale della fame che si avvicina sarà certamente paurosa, ed è già alle porte.
Attualmente muoiono di fame quaranta milioni di persone ogni anno, per mancanza di cibo.
La criminale industrializzazione delle zone boschive e lo spietato sfruttamento delle miniere e del petrolio stanno riducendo la Terra ad un deserto.
Se è pur vero che l’energia nucleare è mortale per l’umanità, è altrettanto vero che oggi esistono “raggi della morte”, “bombe microbiche” e molti altri elementi altamente distruttivi e maligni inventati dagli scienziati.
Per ottenere l’energia nucleare è necessaria un’enorme quantità di calore difficile da controllare, che in qualsiasi momento potrebbe causare una catastrofe.
Per conseguire energia nucleare sono necessarie enormi quantità di minerali radioattivi, dei quali se ne utilizza solo un trenta per cento; questo sfruttamento fa sì che il sottosuolo terracqueo si esaurisca rapidamente.
Le scorie atomiche che rimangono nel sottosuolo sono spaventosamente pericolose. Non esiste alcun luogo sicuro per i residui atomici.
Se il gas di un immondezzaio atomico riuscisse a sfuggire, anche solo in minima parte, morirebbero migliaia di persone.
L’inquinamento degli alimenti e delle acque produce alterazioni genetiche e mostri umani: creature che nascono deformi e mostruose.
Prima dell’anno 1999 ci sarà un grave incidente nucleare che causerà vero spavento.
Non vi è dubbio che l’umanità non sa vivere, è degenerata in modo spaventoso e francamente si è precipitata nell’abisso.
La cosa più grave di tutto ciò è che i fattori di tale desolazione, quali fame, guerra, distruzione del pianeta in cui viviamo, ecc., sono dentro di noi, li portiamo nella nostra psiche.

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La Vita – V.M. Samael Aun Weor

Anche se sembra incredibile, è assolutamente certo che la tanto tirata in ballo “civiltà moderna” è spaventosamente brutta, non possiede le caratteristiche trascendentali del senso estetico, è priva di bellezza interiore.

Ci vantiamo molto dei nostri soliti ed orribili edifici, che sembrano vere topaie.

Il mondo è diventato tremendamente noioso: sempre le stesse strade ed ovunque orrende abitazioni.

Tutto questo è diventato stancante, sia al nord che al sud, sia all’est che all’ovest del mondo.

È sempre la stessa divisa: raccapricciante, nauseabonda, sterile. «Modernissimo!» esclamano le moltitudini.

Coi nostri vestiti e le scarpe lucide sembriamo veri pavoni vanitosi, nonostante dappertutto nel mondo vi siano milioni di infelici affamati, denutriti e in miseria.

La semplicità e la bellezza naturale, spontanea, ingenua, senza artifici e truccature vanitose, nel sesso femminile è sparita. Adesso siamo moderni… così è la vita.

La gente è diventata spaventosamente crudele, la carità si è affievolita e ormai nessuno ha più pietà di nessuno.

Le vetrine dei negozi di lusso brillano di merci costose che senz’alcun dubbio sono fuori dalla portata degli infelici.

L’unica cosa che i paria della vita possono fare è contemplare sete e gioielli, profumi in lussuose fiale ed ombrelli per gli acquazzoni; guardare senza poter toccare, supplizio simile a quello di Tantalo.

La gente di questi tempi moderni è diventata troppo grossolana; il profumo dell’amicizia e la fragranza della sincerità sono del tutto svaniti.

Oberate dalle imposte le moltitudini gemono, tutti sono pieni di problemi. Siamo sia creditori che debitori; ci portano in tribunale, ma non abbiamo di che pagare. Le preoccupazioni fanno a pezzi il cervello. Nessuno più vive tranquillo.

I burocrati, con la curva della felicità nella pancia e un buon sigaro in bocca, che serve loro d’appoggio psicologico, fanno con la mente giochi di equilibri politici, senza preoccuparsi minimamente del dolore dei popoli.

Oggi nessuno è felice, meno ancora la classe media, la quale si trova fra l’incudine e il martello.

Ricchi e poveri, credenti e miscredenti, commercianti e mendicanti, calzolai e lattonieri, vivono perché devono vivere, affogano nel vino le loro torture e diventano perfino dei drogati per sfuggire a se stessi.

La gente è diventata maliziosa, sfiduciata, diffidente, astuta, perversa. Ormai nessuno crede più a nessuno; ogni giorno si inventano nuove condizioni, certificati, ostacoli di ogni genere, documenti, credenziali, ecc., e comunque ormai nemmeno questo serve; i furbi si burlano di tutte queste sciocchezze, non pagano, eludono la legge, anche quando debbano finire in galera.

Nessun lavoro rende felici; si è perso il senso dell’amore vero, la gente si sposa oggi e divorzia domani.

L’unità del focolare si è purtroppo perduta; il naturale senso del pudore non esiste più; l’omosessualità maschile e femminile è diventata comunissima.

Sapere qualcosa su tutto ciò, tentare di conoscere la causa di tanto putridume, indagare, ricercare, è esattamente quello che ci proponiamo con questo libro.

Sto parlando col linguaggio della vita pratica, desideroso di scoprire ciò che si nasconde dietro questa raccapricciante maschera dell’esistenza.

Sto pensando ad alta voce, e che i birboni dell’intelletto dicano pure ciò che vogliono.

Le teorie hanno finito per stancare e perfino si vendono e rivendono nel mercato. E allora?

Le teorie servono solo a darci preoccupazioni e a renderci la vita ancor più amara.

Giustamente Goethe disse: «Ogni teoria è grigia ed è verde solo l’albero dai dorati frutti che è la vita» .

Ormai la povera gente si è stancata di tante teorie. Ora si parla molto di praticità. Abbiamo bisogno di essere pratici e di conoscere realmente le cause delle nostre sofferenze.

MP11: Crescete e Moltiplicatevi – V.M. S.A.W.

La Genesi dice: «Crescete e moltiplicatevi». La parola “crescete” significa trasmutare e sublimare l’energia sessuale per crescere spiritualmente. La parola “moltiplicatevi” si riferisce alla riproduzione della razza umana. Esistono due tipi di figli menzionati nella Bibbia, i figli di Dio e i figli degli uomini. Sono figli di Dio quelli che nascono dalla magia sessuale quando non c’è spargimento di seme. Sono figli degli uomini quelli che nascono dal piacere passionale con spargimento di seme.

Bisogna generare figli di Dio e poi lottare per la loro crescita spirituale.

Educazione dei figli

I figli apprendono più con l’esempio che con il precetto. Se vogliamo che i nostri figli crescano spiritualmente dobbiamo preoccuparci della nostra stessa crescita spirituale. Non basta moltiplicarci dobbiamo anche crescere spiritualmente.

Il peccato

Il nostro risplendente “dragone di Sapienza” ha tre aspetti, che sono: Padre, Figlio e Spirito Santo.

Il Padre è luce e vita, il Figlio è l’acqua e il sangue che sgorgò dal costato del Signore colpito dalla lancia di Longino. Lo Spirito Santo è il fuoco della Pentecoste o fuoco dello Spirito Santo, chiamato dagli Indostani Kundalini, il serpente igneo dei nostri magici poteri, il fuoco santo simbolizzato dall’oro.

Si pecca contro il Padre quando diciamo menzogne.

Si pecca contro il Figlio quando odiamo qualcuno.

Si pecca contro lo Spirito Santo quando fornichiamo, cioè quando disperdiamo il seme. Lo Spirito Santo è il fuoco sessuale.

Istruzione

Dobbiamo insegnare ai nostri figli a dire la verità e nient’altro che la verità. Dobbiamo insegnare ai nostri figli la legge dell’Amore. Amore è legge, però amore cosciente. All’età di quattordici anni dobbiamo insegnare ai nostri figli i Misteri del sesso. Così, su questo triplice aspetto di santità e di perfezione, i nostri figli cresceranno spiritualmente. Chi orienta i propri figli su questo triplice aspetto di perfezione avrà messo una base d’acciaio per la loro felicità. E necessario, però, insegnare loro non solo con il precetto ma anche con l’esempio. Dobbiamo dimostrare con i fatti ciò che predichiamo.

Professione

La vita moderna esige che prepariamo i nostri figli intellettualmente. È giusto che essi abbiano una professione per vivere. È necessario osservare accuratamente le loro disposizioni vocazionali per orientarli intellettualmente. Mai dobbiamo lasciare un figlio o una figlia senza professione. Ogni essere umano deve apprendere una professione che gli permetta di vivere. È un crimine molto grave lasciare un figlio impreparato e senza professione.

I tempi moderni esigono che le nostre figlie ricevano una solida preparazione spirituale e intellettuale. È indispensabile che le madri insegnino loro, quando compiono quattordici anni, i Misteri del sesso. È giusto che camminino lungo il triplice sentiero di verità, d’amore e di castità.

La donna moderna deve avere una professione per vivere. È necessario che i padri e le madri comprendano che anche le loro figlie hanno bisogno di crescere spiritualmente e di moltiplicarsi con il Matrimonio Perfetto. Però si faccia tutto dignitosamente e con ordine. È assurdo che le figlie vadano sole con il fidanzato, per le vie o nei parchi, o nei cinema, o a ballare. Succede che, non avendo ancora ucciso l’ego animale, si lasciano facilmente sedurre sessualmente e cadono miseramente. Le figlie devono essere sempre accompagnate dal padre o dai familiari, mai devono restare sole con il fidanzato. I padri non devono mai ostacolare il matrimonio delle figlie, ma ripeto, si faccia tutto all’interno della legge e dell’ordine. È necessario riprodursi con castità e crescere spiritualmente. Questo è il cammino del Matrimonio Perfetto.

“Crescete e Moltiplicatevi”
Tratto da Il Matrimonio Perfetto del V.M. Samael Aun Weor .

Il testo è scaricabile gratuitamente da questo collegamento:
download Il Matrimonio Perfetto – V.M. Samael Aun Weor

Inferno Karma e Diavolo – V.M. Samael Aun Weor

Inferno Karma Diavolo VM Samael Aun Weor

MESSAGGIO DI NATALE 1973 – 1974

Prima edizione: “SÍ: HAY INFIERNO, DIABLO Y KARMA”
Colombia, 1973

Edizione italiana digitale: gnosipratichelibri.wordpress.com

Download gratuito PDF: L’Inferno, il Karma, il Diavolo VM Samael Aun Weor (1973)

Contenuto del Libro

  1. L’INFERNO
  2. I TRE ASPETTI DELLE VISCERE DELLA TERRA
  3. I SETTE COSMI
  4. MONADI ED ESSENZE
  5. PRIMO CERCHIO INFERNALE O DELLA LUNA
  6. SECONDO CERCHIO INFERNALE O DI MERCURIO
  7. TERZO CERCHIO DANTESCO O INFERIORE DI VENERE
  8. QUARTO CERCHIO INFERNALE O SFERA SOMMERSA DEL SOLE
  9. QUINTO CERCHIO DANTESCO O SFERA SOMMERSA DI MARTE
  10. SESTA SFERA SOMMERSA O DI GIOVE
  11. SETTIMA SFERA SOMMERSA O DI SATURNO
  12. OTTAVO CERCHIO DANTESCO O DI URANO
  13. NONO CERCHIO DANTESCO O DI NETTUNO
  14. IL MOTO PERPETUO
  15. LA DISSOLUZIONE DELL’EGO
  16. IL DIAVOLO
  17. IL DRAGO DELLE TENEBRE
  18. CRIPTE SOTTERRANEE
  19. GUERRA NEI CIELI
  20. LA LEGGE DELL’ETERNO RITORNO
  21. LA REINCARNAZIONE
  22. LA LEGGE DELLA RICORRENZA
  23. LA CHIOCCIOLA DELL’ESISTENZA
  24. LE CONTRATTAZIONI
  25. L’ESPERIENZA DIRETTA

Edizione digitale: gnosipratichelibri.wordpress.com

Download gratuito PDF: L’Inferno, il Karma, il Diavolo VM Samael Aun Weor (1973)

La Decapitazione – V.M. Samael Aun Weor

Man mano che si lavora su se stessi si comprende sempre di più quanto sia necessario eliminare radicalmente dalla propria natura interiore tutto quello che ci rende così abominevoli.

Le peggiori circostanze della vita, le situazioni più critiche, i fatti più difficili sono sempre meravigliosi per l’autoscoperta intima.

In questi momenti insospettabili, critici, proprio quando meno ce l’aspettiamo, affiorano sempre gli io più segreti; se siamo in stato di allerta senz’altro li scopriremo.

I periodi più tranquilli della vita sono proprio i meno favorevoli per il lavoro su se stessi.

Nella vita esistono dei momenti estremamente complicati in cui si ha una marcata tendenza a identificarsi facilmente con gli avvenimenti e a dimenticarsi completamente di se stessi. In questi momenti si commettono molte sciocchezze che non portano a nulla. Se si stesse all’erta, se in quei momenti invece di perdere la testa ci si ricordasse di se stessi, si scoprirebbero con stupore certi io di cui non avremmo minimamente sospettato l’esistenza.

Il senso dell’autoosservazione intima in ogni essere umano è atrofizzato; lavorando seriamente, autoosservandosi di momento in momento questo senso si svilupperà progressivamente.

Man mano che il senso di autoosservazione prosegue il suo sviluppo mediante l’uso continuo, diventiamo sempre più capaci di percepire direttamente quegli io della cui esistenza non abbiamo mai avuto sentore.

Davanti al senso di autoosservazione intima ciascuno di quegli io che abitano dentro di noi assume realmente una certa figura segretamente affine al difetto che personifica. Indubbiamente l’immagine di ognuno di questi io ha un certo sapore psicologico inconfondibile mediante il quale possiamo afferrare, catturare, cogliere istintivamente la sua intima natura e il difetto che lo caratterizza.

All’inizio l’esoterista non sa da dove cominciare: sente il bisogno di lavorare su se stesso ma si trova completamente disorientato.

Sfruttando i momenti critici, le situazioni più sgradevoli, le condizioni più avverse, se stiamo all’erta scopriremo i nostri principali difetti, gli io che dobbiamo disintegrare con urgenza.

Si può incominciare dall’ira, dall’amor proprio, dallo sfortunato attimo di lussuria, ecc., ecc.

È necessario prendere nota soprattutto dei nostri stati psicologici quotidiani, se

veramente vogliamo un cambiamento definitivo.

Prima di coricarci è bene esaminare i fatti accaduti durante il giorno, le situazioni imbarazzanti, la fragorosa risata di Aristofane e il sottile sorriso di Socrate.

Potremmo aver ferito qualcuno con una risata, o aver dato fastidio a qualcun altro con un semplice sorriso o uno sguardo fuori luogo.

Ricordiamo che in esoterismo puro è bene tutto ciò che è al suo posto e male tutto ciò che è fuori posto.

L’acqua quando è al suo posto è buona, ma se inondasse la casa sarebbe fuori posto, provocherebbe danni, sarebbe cattiva e dannosa.

Il fuoco in cucina e al suo giusto posto, oltre ad essere utile è buono; fuori dal suo posto, se bruciasse i mobili della sala, sarebbe cattivo e dannoso.

Qualsiasi virtù, per santa che sia, è buona al suo posto, ma fuori posto è cattiva e dannosa. Con le virtù possiamo danneggiare gli altri. È indispensabile mettere le virtù al loro posto.

Che direste di un sacerdote che predicasse la parola del Signore in un postribolo? Che direste di un uomo tranquillo e tollerante che benedicesse una banda di aggressori che stanno cercando di violentargli la moglie e le figlie? Che direste di questo genere di tolleranza portata all’eccesso? Che direste dell’atteggiamento caritatevole di un uomo che invece di portar da mangiare a casa sua distribuisse il denaro tra i mendicanti del vizio? Che pensereste dell’uomo servizievole che ad un certo momento prestasse un pugnale a un assassino?

Ricorda, caro lettore, che anche tra le cadenze dei versi si nasconde il delitto. C’è molta virtù nei malvagi e molta malvagità nei virtuosi.

Per quanto sembri incredibile, il delitto si nasconde anche nel profumo stesso della preghiera.

Il delitto si traveste da santo, usa le migliori virtù, si presenta come un martire e officia persino nei sacri templi.

Man mano che il senso dell’autoosservazione intima si sviluppa dentro di noi mediante l’uso continuo, riusciamo a vedere tutti quegli io che sono proprio alla base del nostro temperamento individuale, sia esso sanguigno o nervoso, flemmatico o bilioso.

Anche se non ci crede, caro lettore, dietro il nostro temperamento, nelle più remote profondità della nostra psiche si nascondono le più esecrabili creazioni diaboliche.

Vedere tali creazioni, osservare queste mostruosità dell’inferno dentro cui è imbottigliata la nostra stessa Coscienza diventa possibile con lo sviluppo continuo

e progressivo del senso di autoosservazione intima.

Finché un uomo non avrà dissolto queste creazioni infernali, queste sue aberrazioni, continuerà ad essere, nel più profondo, nel più intimo di se stesso qualcosa che non dovrebbe esistere: una deformità, un’abominazione.

Ma la cosa più grave di tutto questo è che l’abominevole non si rende conto delle sue abominazioni: si crede bello, giusto, una brava persona e si lamenta persino per l’incomprensione degli altri; deplora l’ingratitudine dei suoi simili, dice che non lo capiscono, piange asserendo che gli sono debitori, che l’hanno ricambiato in malo modo, ecc., ecc.

Il senso dell’autoosservazione intima ci permette di verificare da soli in modo diretto il lavoro segreto per mezzo del quale, in un dato momento, dissolviamo un certo io, un certo difetto psicologico, magari scoperto in condizioni difficili e quando meno ce lo aspettavamo.

Nella vita hai mai pensato qualche volta a cosa ti piaccia o ti disgusti maggiormente? Hai mai riflettuto sui meccanismi segreti dell’azione? Perché vuoi avere una bella casa? Perché desideri avere una macchina ultimo modello? Perché vuoi essere sempre all’ultima moda? Perché desideri non essere avido? Cosa ti ha più offeso in un certo momento? Ieri cosa ti ha lusingato di più? Perché ti sei sentito superiore al o alla tal dei tali in un determinato momento? A che ora ti sei sentito superiore a qualcuno? Perché ti sei vantato nel raccontare i tuoi successi? Non sei riuscito a tacere quando sparlavano di un’altra persona conosciuta? Hai accettato il bicchierino di liquore per cortesia? Hai accettato di fumare, pur non avendone il vizio, magari per il concetto di educazione o di virilità? Sei sicuro di essere stato sincero in quella conversazione? Quando ti giustifichi, quando ti vanti, quando racconti i tuoi successi ripetendo ciò che hai detto prima agli altri, hai capito di essere stato vanitoso?

Il senso dell’autoosservazione intima, oltre a permetterti di vedere chiaramente l’io che stai dissolvendo, ti permetterà anche di vedere i risultati chiari e definiti del tuo lavoro interiore.

All’inizio queste creazioni infernali, queste aberrazioni psichiche che purtroppo ti caratterizzano, sono più brutte e mostruose delle bestie più orrende che esistono nel fondo dei mari o nelle foreste più impenetrabili della terra. Man mano che progredite nel vostro lavoro potrete constatare, mediante il senso di autoosservazione interiore, il fatto non indifferente che queste abominazioni perdono volume, vanno rimpicciolendosi.

È interessante sapere che queste bestialità, man mano che si riducono di dimensione, che perdono volume e rimpiccioliscono, guadagnano in bellezza e assumono lentamente una figura infantile; alla fine si disintegrano, diventano

polvere cosmica, per cui l’Essenza imbottigliata si libera, si emancipa, si risveglia.

Indubbiamente la mente non può modificare fondamentalmente nessun difetto psicologico; ovviamente l’intelletto può permettersi di etichettare un difetto con un certo nome, di giustificarlo, di passarlo da un livello a un altro, ma da solo non riuscirebbe ad annientarlo, a disintegrarlo.

Abbiamo bisogno urgentemente di un potere fiammeggiante superiore alla mente, di un potere che sia capace da solo di ridurre un certo difetto psicologico in semplice polvere cosmica.

Fortunatamente in noi esiste quel potere serpentino, quel fuoco meraviglioso che i vecchi alchimisti medievali battezzarono con il nome misterioso di Stella Maris, la Vergine del Mare, l’Azoto della scienza di Ermete, la Tonantzin del Messico azteco, una derivazione del nostro Essere intimo, Dio-Madre dentro di noi, sempre simboleggiato dal sacro serpente dei grandi misteri.

Se dopo aver osservato e compreso profondamente un certo difetto psicologico (un certo io) supplichiamo la nostra Madre Cosmica personale, poiché ognuno di noi ha la propria, di disintegrare, di ridurre in polvere cosmica un certo difetto, un certo io, oggetto del nostro lavoro interiore, potete stare sicuri che esso perderà volume e si ridurrà lentamente in polvere.

Tutto questo implica naturalmente successivi e sempre continui lavori di fondo, poiché nessun io potrà mai essere disintegrato istantaneamente. Il senso di autoosservazione intima sarà in grado di vedere il progressivo avanzamento del lavoro relativo all’abominazione che ci interessa veramente disintegrare.

Stella Maris, anche se potrà sembrare incredibile, è la segnatura astrale della potenza sessuale umana.

Ovviamente Stella Maris ha il potere effettivo per disintegrare le aberrazioni che abbiamo nella nostra sfera psicologica interiore.

La decapitazione di Giovanni Battista ci deve invitare alla riflessione: non è possibile alcun cambiamento psicologico radicale se prima non passiamo per la decapitazione.

La derivazione del nostro Essere, Tonantzin, Stella Maris, in quanto potenza elettrica sconosciuta all’intera umanità, latente nel fondo stesso della nostra psiche, possiede chiaramente il potere che le permette di decapitare qualsiasi io prima della disintegrazione finale.

Stella Maris è quel fuoco filosofale latente in tutta la materia organica e inorganica.

Gli impulsi psicologici possono provocare l’azione intensa di tale fuoco rendendo così possibile la decapitazione.

Alcuni io vengono decapitati di solito all’inizio del lavoro psicologico, altri a metà, altri ancora alla fine. Stella Maris, in quanto potenza ignea sessuale, ha piena coscienza del lavoro da compiere ed effettua la decapitazione al momento opportuno, nell’istante appropriato.

Finché non sarà avvenuta la disintegrazione di tutte queste abominazioni psicologiche, di tutte queste lascivie, di tutte queste maledizioni quali il furto, l’invidia, l’adulterio segreto o manifesto, l’ambizione di denaro o di poteri psichici e via dicendo, anche se crediamo di essere delle persone oneste, che mantengono la parola, sincere, cortesi, caritatevoli, belle dentro, ecc., non saremo altro che sepolcri imbiancati: belli fuori, ma pieni di schifosa putredine dentro.

L’erudizione letteraria, la pseudosapienza, la completa informazione sulle Sacre Scritture, siano esse d’oriente o d’occidente, del nord o del sud, lo pseudooccultismo, lo pseudoesoterismo, l’assoluta sicurezza di essere ben documentati, il settarismo intransigente basato sulla cieca convinzione e cose del genere non servono a nulla, poiché in fondo esistono solo cose che ignoriamo: creazioni infernali, maledizioni, mostruosità che si nascondono dietro un bel viso, dietro un volto venerabile, sotto la santissima veste di una guida spirituale, ecc.

Dobbiamo essere sinceri con noi stessi, domandarci che cosa vogliamo, perché se ci siamo accostati all’insegnamento gnostico per pura curiosità, se ciò che desideriamo veramente non è passare per la decapitazione, allora stiamo ingannando noi stessi, stiamo difendendo la nostra putredine, stiamo agendo da ipocriti.

Nelle scuole più venerabili della sapienza esoterica e dell’occultismo ci sono molte persone sincere in errore che vogliono veramente autorealizzarsi, ma che non si dedicano alla disintegrazione delle loro abominazioni interiori.

Sono in molti a ritenere che mediante le buone intenzioni sia possibile arrivare alla santificazione. Ovviamente finché non si lavorerà con intensità sugli io che abbiamo dentro di noi, essi continueranno ad esistere dietro lo sguardo pietoso e la buona condotta.

È giunta l’ora di sapere che siamo dei malvagi travestiti con la tunica della santità, lupi con il pelo d’agnello, cannibali vestiti da signori, carnefici nascosti dietro il sacro segno della croce.

Per quanto maestosi possiamo apparire nei nostri templi o nelle nostre aule di luce e di armonia, per quanto dolci e sereni ci vedano i nostri simili, per quanto riverenti e umili sembriamo, nel fondo della nostra psiche continuano ad esistere tutte le aberrazioni dell’inferno e tutte le mostruosità delle guerre.

In psicologia rivoluzionaria diventa evidente il bisogno di una trasformazione radicale, che è possibile solo dichiarando una guerra a morte, spietata e crudele,

contro noi stessi.

Noi tutti di certo non valiamo niente: ognuno di noi è una disgrazia della terra, quanto vi è di più esecrabile.

Fortunatamente Giovanni Battista ci ha insegnato il cammino segreto: morire in se stessi mediante la decapitazione psicologica.

La Decapitazione – V.M. Samael Aun Weor

Trattato di Psicologia Rivoluzionaria (Indice capitoli e Download Libro)

La preghiera nel lavoro – V.M. Samael Aun Weor

Osservazione, giudizio ed esecuzione sono i tre fattori basilari della dissoluzione. Prima si osserva, poi si giudica e infine si elimina.

Le spie, in guerra, vengono prima osservate, poi giudicate e quindi fucilate.

Nei rapporti interpersonali vi è autoscoperta e autorivelazione. Chi rinuncia alla convivenza con i propri simili rinuncia anche all’autoscoperta.

Qualsiasi avvenimento della vita, per quanto insignificante possa sembrare, ha come causa un attore intimo in noi, un aggregato psichico, un io.

L’autoscoperta è possibile quando ci troviamo in stato di attenta percezione, di attenta novità.

L’io scoperto in flagrante dev’essere osservato accuratamente nel nostro cervello, nel cuore e nel sesso.

Un qualsiasi io di lussuria può manifestarsi nel cuore come amore, nel cervello come un ideale, ma se poniamo attenzione al sesso, sentiremo una certa inconfondibile eccitazione morbosa.

Il giudizio di un io dev’essere definitivo. Dobbiamo metterlo sul banco degli imputati e giudicarlo senza pietà.

Qualsiasi scusa, qualsiasi giustificazione o considerazione dev’essere eliminata, se veramente vogliamo diventare coscienti dell’io che desideriamo estirpare dalla nostra psiche.

L’esecuzione è una cosa diversa: non è possibile giustiziare un io senza prima averlo osservato e giudicato.

Nel lavoro psicologico la preghiera è fondamentale per la dissoluzione. Abbiamo bisogno di un potere che sia superiore alla mente, se desideriamo veramente disintegrare un certo io.

La mente, da sola, non potrà mai disintegrare un io: ciò è indiscutibile, irrefutabile.

Pregare è conversare con Dio. Se veramente vogliamo disintegrare gli io dobbiamo rivolgerci a Dio-Madre nella nostra intimità. Chi non ama sua Madre, il “figlio ingrato”, fallirà nel lavoro su se stesso.

Ognuno ha la sua Madre Divina personale, individuale, che è in sé una parte dal nostro Essere, una sua derivazione.

Tutti i popoli antichi hanno adorato Dio-Madre nel più profondo del loro Essere. Il principio femminino dell’Eterno è Iside, Maria, Tonantzin, Cibele, Rea, Adonia, Insoberta, ecc., ecc.

Se nel piano puramente fisico abbiamo un padre e una madre, anche nel più profondo del nostro Essere abbiamo il nostro Padre che sta in segreto e la nostra Divina Madre Kundalini.

Ci sono tanti Padri in cielo quanti uomini sulla terra. Dio-Madre nella nostra intimità è l’aspetto femminile del Padre nostro che sta in segreto.

Lui e Lei sono certamente le due parti superiori del nostro Essere intimo. Indubbiamente Lui e Lei sono il nostro stesso Reale Essere, ben al di là dell’io della psicologia.

Lui si sdoppia in Lei e comanda, dirige, istruisce. Lei elimina gli elementi indesiderabili che abbiamo dentro di noi a condizione di un continuo lavoro su noi stessi.

Quando saremo morti radicalmente, quando tutti gli elementi indesiderabili saranno stati eliminati dopo molti lavori coscienti e patimenti volontari, ci fonderemo e integreremo con il Padre-Madre, saremo allora Dèi terribilmente divini, al di là del bene e del male.

La nostra Divina Madre personale, individuale, mediante i suoi poteri ignei può ridurre in polvere cosmica qualsiasi io, dei tanti che abbiamo, che sia stato prima osservato e giudicato.

Non è assolutamente necessaria una formula particolare per pregare la nostra Divina Madre interiore. Dobbiamo essere molto semplici e naturali nel rivolgerci a Lei. Il bambino che si rivolge a sua madre non usa certo delle formule speciali, dice quello che gli esce dal cuore e basta.

Nessun io si dissolve istantaneamente; la nostra Madre Divina deve lavorare e anche soffrire moltissimo prima di riuscire ad annientare un qualsiasi io.

Introvertitevi, dirigete la vostra preghiera verso dentro, cercando dentro di voi la vostra Divina Signora e parlatele con suppliche sincere. Pregatela di disintegrare quell’io che avete prima osservato e giudicato.

Man mano che il senso di autoosservazione intima si svilupperà, vi permetterà di verificare i continui progressi del vostro lavoro.

La comprensione e il discernimento sono fondamentali, tuttavia è necessario qualcos’altro, se veramente vogliamo disintegrare il me stesso.

La mente può permettersi di etichettare qualsiasi difetto, passarlo da un livello all’altro, esibirlo, nasconderlo, ecc., ma non riuscirà mai a modificarlo nella sostanza.

È necessario un potere speciale superiore alla mente, un potere igneo capace di ridurre in cenere qualsiasi difetto.

Stella Maris, la nostra Madre Divina, ha questo potere: può polverizzare qualunque difetto psicologico.

La nostra Madre Divina vive nella nostra intimità, oltre il corpo, gli affetti e la mente. Lei è di per sé un potere igneo superiore alla mente.

La nostra Madre Cosmica personale, individuale, possiede saggezza, amore e potere. In Lei esiste assoluta perfezione.

Le buone intenzioni e la loro costante ripetizione non servono a niente, non portano a nulla.

Non serve a niente ripetersi: «Non sarò più lussurioso»; gli io della lascivia continueranno comunque ad esistere nel fondo stesso della nostra psiche.

Non serve a niente ripetere ogni giorno: «Non mi arrabbierò più»; gli io dell’ira continueranno lo stesso ad esistere nel nostro fondo psicologico.

Non serve a niente dire ogni giorno: «Non sarò più avido»; gli io dell’avidità continueranno lo stesso ad esistere nei vari livelli inferiori della nostra psiche.

Non serve a niente isolarsi dal mondo e rinchiudersi in un convento o vivere in una caverna; gli io dentro di noi continueranno ad esistere lo stesso.

Alcuni anacoreti che vivevano in grotte, con rigorose discipline arrivarono all’estasi dei santi e furono portati nei cieli, dove videro e udirono cose che agli esseri umani non è dato comprendere; ciò nonostante gli io continuarono ad esistere dentro di loro.

Indiscutibilmente l’Essenza riesce a sfuggire all’io grazie a rigorose discipline e godere dell’estasi; dopo la felicità, però, ritorna all’interno del me stesso.

Chi si è abituato all’estasi senza aver dissolto l’ego crede di aver già raggiunto la liberazione, si autoinganna credendosi un Maestro ed entra persino nell’involuzione sommersa.

Mai ci pronunceremo contro il rapimento mistico, contro l’estasi e la felicità dell’Anima in assenza dell’ego.

Vogliamo solo sottolineare la necessità di dissolvere gli io per arrivare alla liberazione finale.

L’Essenza di qualsiasi anacoreta disciplinato abituato a sfuggire all’io ripete tale impresa dopo la morte del corpo fisico, gode per un certo tempo dell’estasi e poi torna come il Genio della lampada di Aladino dentro la bottiglia, nell’ego, nel me stesso.

Quindi non le resta altra soluzione che tornare in un nuovo corpo fisico allo scopo di ripetere la vita sul tappeto dell’esistenza.

Molti mistici che sono disincarnati nelle caverne dell’Himalaya, in Asia Centrale, sono ora delle persone ordinarie, comuni e correnti di questo mondo, nonostante i loro seguaci ancora li adorino e li venerino.

Qualsiasi tentativo di liberazione, per grandioso che sia, se non tiene conto della necessità di dissolvere l’ego è condannato a fallire.

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Il lavoro esoterico gnostico – V.M. Samael Aun Weor

Per lavorare seriamente su se stessi è urgente studiare la Gnosi e utilizzare le idee pratiche che diamo in quest’opera.

Tuttavia non possiamo lavorare su noi stessi con l’intenzione di dissolvere un certo io senza prima averlo osservato.

L’osservazione di noi stessi lascia entrare un raggio di luce dentro di noi.

Un io si esprime nella testa in un modo, nel cuore in un altro e nel sesso in un altro ancora.

Dobbiamo osservare l’io che abbiamo colto in un dato momento; urge vederlo in ognuno dei tre centri del nostro organismo.

Se nei rapporti con la gente siamo all’erta e vigili come la sentinella in tempo di guerra, ci autoscopriamo.

Ricordi a che ora hanno ferito la tua vanità, il tuo orgoglio? che cosa ti ha maggiormente contrariato durante la giornata? perché hai avuto questa contrarietà? qual è stata la causa segreta? Studia questo: osserva la testa, il cuore e il sesso…

La vita pratica è una scuola meravigliosa: nei rapporti interpersonali possiamo scoprire quegli io che abbiamo dentro di noi.

Qualsiasi contrarietà, qualunque incidente ci può condurre, mediante l’autoosservazione intima, alla scoperta di un io, che può essere di amor proprio, di invidia, di gelosia, di ira, di cupidigia, di sospetto, di calunnia, di lussuria, ecc., ecc.

Dobbiamo conoscere noi stessi prima di poter conoscere gli altri. È urgente imparare a vedere il punto di vista altrui.

Se ci mettiamo al posto degli altri scopriremo che i difetti psicologici che attribuiamo agli altri li abbiamo in abbondanza dentro di noi.

Nel lavoro esoterico amare il prossimo è indispensabile, ma non si può amare gli altri se prima non si impara a mettersi nei panni dell’altra persona.

La crudeltà continuerà ad esistere sulla faccia della terra finché non avremo imparato a metterci al posto degli altri.

Ma se non si ha il coraggio di vedersi, come ci si può mettere al posto degli altri? Perché dobbiamo vedere esclusivamente la parte cattiva delle altre persone?

L’antipatia meccanica verso una persona che vediamo per la prima volta indica che non sappiamo metterci al posto del prossimo, che non amiamo il prossimo, che abbiamo la Coscienza troppo addormentata.

Ci è molto antipatica una determinata persona? per quale motivo? forse perché beve? Osserviamoci… Siamo sicuri della nostra virtù? siamo sicuri di non avere dentro di noi l’io dell’ubriachezza?

Sarebbe meglio se, vedendo un ubriaco fare pagliacciate, dicessimo: «Quello sono io: che pagliacciate sto facendo…»

Sei una donna onesta e virtuosa e per questo motivo non puoi vedere quella certa signora, hai dell’antipatia nei suoi confronti. Perché? Ti senti davvero sicura di te stessa? Credi di non avere dentro di te l’io della lussuria? Pensi che quella signora screditata a causa dei suoi scandali e delle sue lascivie sia perversa? Sei sicura che dentro di te non esista la lascivia e la perversità che vedi in quella donna?

Sarebbe meglio se ti autoosservassi intimamente e in profonda meditazione ti mettessi al posto di quella donna che detesti.

È urgente valorizzare il lavoro esoterico gnostico, è indispensabile comprenderlo e apprezzarlo se aneliamo realmente ad un cambiamento radicale.

È indispensabile saper amare i nostri simili, studiare la Gnosi e portare questo insegnamento tra la gente, altrimenti cadremo nell’egoismo.

Se ci si dedica al lavoro esoterico su se stessi ma non si dà questo insegnamento agli altri, il proprio progresso intimo diventa molto difficile per mancanza di amore verso il prossimo.

“Chi dà, riceve e più dà, più riceverà, ma a chi non dà nulla sarà tolto anche quello che ha” (Matteo, 13, 12 e 25, 29; Marco, 4, 25; Luca, 8, 18 e 19, 26 [N.d.T.].). Questa è la legge.

Il lavoro esoterico gnostico – V.M. Samael Aun Weor

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Il centro di gravità permanente- V.M. Samael Aun Weor

Non esistendo una vera individualità è impossibile che vi sia continuità di propositi.

Se non esiste l’individuo psicologico, se in ognuno di noi vivono molte persone, se non c’è un soggetto responsabile, è assurdo pretendere da qualcuno continuità di propositi.

Sappiamo bene che in ogni persona vivono molte persone, quindi in noi il pieno senso di responsabilità in realtà non esiste.

Ciò che un determinato io afferma in un certo momento non può assolutamente essere preso seriamente per il fatto concreto che un qualsiasi altro io può affermare esattamente il contrario in un qualsiasi altro momento.

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La Volontà – V.M. Samael Aun Weor

La Grande Opera è innanzitutto la creazione dell’uomo da parte di se stesso, sulla base di lavori coscienti e patimenti volontari.

La Grande Opera è la conquista interiore di se stessi, della nostra vera libertà in Dio.

Dobbiamo disintegrare con la massima e inderogabile urgenza tutti quegli io che vivono dentro di noi, se realmente vogliamo la perfetta emancipazione della volontà.

Nicolas Flamel e Raimondo Lullo, poveri entrambi, liberarono la loro volontà e realizzarono innumerevoli prodigi psicologici che destano stupore.

Agrippa, invece, non andò oltre la prima parte della Grande Opera: morì penosamente mentre lottava per disintegrare i suoi io al fine di possedere se stesso e determinare la propria indipendenza.

La perfetta emancipazione della volontà assicura al saggio il dominio assoluto sul fuoco, sull’aria, sull’acqua e sulla terra.

A molti studenti di psicologia contemporanea parrà esagerato quanto abbiamo appena affermato in merito al potere dominante della volontà emancipata, eppure la Bibbia narra meraviglie di Mosè.

Secondo Filone, Mosè era un iniziato della terra dei faraoni, sulle sponde del Nilo, sacerdote di Osiride, cugino del faraone, educato tra le colonne di Iside, la Madre Divina, e di Osiride, il nostro Padre che sta in segreto.

Mosè discendeva dal patriarca Abramo, il grande mago caldeo, e da Isacco, altro uomo veramente degno di rispetto.

Mosè, l’uomo che liberò il potere elettrico della volontà, possiede il dono di compiere prodigi; questo lo sanno i divini e gli umani. Così è scritto.

Tutto quello che le Sacre Scritture dicono di questo condottiero ebreo è di certo straordinario, portentoso.

Mosè trasforma il suo bastone in serpente, trasforma la sua mano in quella di un lebbroso, poi le restituisce la vita.

La prova del roveto ardente mette in luce il suo potere; la gente comprende e si inginocchia, si prostra.

Mosè utilizzò un bastone magico, emblema del potere reale, del potere sacerdotale dell’iniziato ai grandi misteri della vita e della morte.

Davanti al faraone Mosè muta l’acqua del Nilo in sangue: i pesci muoiono, il fiume sacro diventa infetto, per cui gli egiziani non possono bere, e le irrigazioni del Nilo

riversano sangue nei campi.

Mosè fa di più: fa apparire milioni di rane dalle proporzioni enormi, gigantesche, mostruose che escono dal fiume e invadono le case. Quindi ad un suo gesto, indice di una volontà libera e sovrana, quelle orribili rane scompaiono.

Siccome il faraone non lascia liberi gli israeliti, Mosè opera nuovi prodigi: copre la terra di sudiciume, suscita nubi di mosche immonde e ripugnanti che poi si permette anche il lusso di allontanare.

Scatena una terribile peste e tutto il bestiame, tranne quello degli ebrei, muore.

Dicono le Sacre Scritture che prende della fuliggine di fornace, la getta in aria ed essa, ricadendo sugli egiziani, produce loro pustole e ulcere.

Stendendo il suo famoso bastone magico Mosè fa piovere grandine dal cielo in modo tanto inclemente da distruggere e uccidere. Fa scoccare quindi una folgore infuocata: rimbomba il tuono terrificante e piove a dirotto; poi, con un gesto, ritorna la calma.

Tuttavia il faraone continua a rimanere inflessibile. Mosè allora, con un colpo tremendo del suo bastone magico, fa arrivare come per incanto nubi di cavallette, che oscurano tutto. Un altro colpo con il bastone e tutto torna come prima.

È ben noto il finale di questo dramma biblico dell’Antico Testamento: interviene Jehovah che fa morire tutti i primogeniti degli egiziani. Al faraone non resta che lasciar andare gli ebrei.

In seguito Mosè si serve del suo bastone magico per dividere le acque del Mar Rosso e attraversarlo all’asciutto.

Quando i guerrieri egiziani si precipitano all’inseguimento degli israeliti, Mosè con un gesto fa sì che le acque si richiudano inghiottendo gli inseguitori.

Indubbiamente molti pseudooccultisti, leggendo queste cose, vorrebbero fare lo stesso, avere gli stessi poteri di Mosè e fare altrettanto, tuttavia questo è assolutamente impossibile finché la volontà continuerà a rimanere imbottigliata in tutti i singoli io che abbiamo nei vari livelli inferiori della nostra psiche.

L’Essenza, imbottigliata nel me stesso, è il Genio della lampada di Aladino che anela alla libertà… Tale Genio, se libero, può compiere prodigi.

L’Essenza è “Volontà-Coscienza” che si muove purtroppo in virtù del nostro condizionamento.

Quando la Volontà si libera, allora si mischia o fonde integrandosi così con la Volontà Universale, diventando perciò sovrana.

La Volontà individuale fusa con la Volontà Universale può realizzare tutti i prodigi di Mosè. Esistono tre tipi di azioni:

a) Quelle che corrispondono alla Legge delle Accidentalità.

b) Quelle che appartengono alla Legge della Ricorrenza (fatti che si ripetono sempre in ogni esistenza).

c) Azioni determinate intenzionalmente dalla Volontà Cosciente.

Indiscutibilmente solo le persone che hanno liberato la loro Volontà mediante la morte del se stesso potranno compiere nuove azioni nate dal loro libero arbitrio.

Le azioni comuni e correnti dell’umanità sono sempre il risultato della Legge della Ricorrenza o il semplice prodotto di eventi meccanici.

Chi possiede una Volontà veramente libera può determinare nuove circostanze; chi ha la sua Volontà imbottigliata nell’io pluralizzato è vittima delle circostanze.

Le pagine bibliche sono piene di atti meravigliosi di alta magia, di veggenza, di profezie, di prodigi, di trasfigurazioni, di resurrezioni di morti per insufflazione, imposizione delle mani, tramite lo sguardo fisso alla radice del naso e così via.

Nella Bibbia abbondano citazioni riguardo al massaggio, all’olio sacro, ai passaggi magnetici, all’applicazione di un po’ di saliva sulla parte malata, alla lettura del pensiero altrui, ai trasporti, alle apparizioni, alle parole venute dal cielo, ecc., ecc., vere meraviglie di una Volontà Cosciente libera, emancipata, sovrana.

E per quanto riguarda stregoni, fattucchieri e maghi neri, essi abbondano come le male erbe, anche se non sono né santi, né profeti, né adepti della Fratellanza Bianca.

Nessuno può arrivare alla vera illuminazione, né esercitare il sacerdozio assoluto della Volontà Cosciente, se prima non è morto radicalmente in se stesso qui e ora.

Molta gente spesso ci scrive lamentandosi di non possedere l’illuminazione, chiedendo poteri, pretendendo da noi delle chiavi che possano trasformarli in maghi, ecc., ma non sono affatto interessati all’autoosservazione, all’autoconoscenza, alla disintegrazione di quegli aggregati psichici, di quegli io in cui è imprigionata la Volontà, l’Essenza.

Queste persone sono condannate ovviamente al fallimento. È gente che brama le facoltà dei santi, ma che non è assolutamente disposta a morire in se stessa.

Eliminare gli errori è di per sé qualcosa di magico, di meraviglioso, che implica una rigorosa autoosservazione psicologica.

Esercitare poteri è possibile, quando si libera radicalmente il meraviglioso potere della Volontà.

Siccome la Volontà della gente, purtroppo, è imbottigliata in tutti i singoli io, essa è divisa ovviamente in molteplici volontà che agiscono ognuna in virtù del proprio condizionamento.

È facile capire che ogni io possiede perciò una sua volontà incosciente, personale.

Le innumerevoli volontà imbottigliate negli io si scontrano frequentemente tra di loro rendendoci pertanto impotenti, deboli, miserabili, vittime delle circostanze, incapaci.

La Volontà – V.M. Samael Aun Weor

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Il Pubblicano e il Fariseo – V.M. Samael Aun Weor

Riflettendo un poco sulle diverse circostanze della vita, vale la pena di comprendere seriamente le basi su cui poggiamo.

Una persona si basa sulla sua posizione, un’altra sul denaro, questa sul prestigio, quell’altra sul proprio passato, quell’altra ancora su un certo titolo e così via.

La cosa più curiosa è che tutti, dal ricco al mendicante, abbiamo bisogno di tutti e viviamo di tutti, anche se siamo pieni di orgoglio e vanità.

Pensiamo per un attimo a quello che possono toglierci. Quale sarebbe la nostra sorte in una cruenta rivoluzione? Dove finirebbero le basi su cui poggiamo? Poveri noi! Ci crediamo tanto forti e siamo invece spaventosamente deboli!

L’io che sente in se stesso la base su cui poggiamo dev’essere dissolto, se veramente aneliamo all’autentica beatitudine.

Tale io sottovaluta la gente, si sente più perfetto in tutto, più ricco, più intelligente, più esperto della vita, ecc.

È opportuno ora citare quella parabola di Gesù, il gran Kabir, sui due uomini che pregavano, raccontata ad alcune persone che presumevano di essere giuste e disprezzavano gli altri.

Gesù Cristo disse: “Due uomini salirono al tempio a pregare; uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, ritto in piedi, pregava così tra sé: «O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo». Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro, perché chi si esalta sarà umiliato e chi si umilia sarà esaltato” (Luca XVIII, 10-14).

Incominciare a rendersi conto della propria nullità e della miseria in cui ci troviamo è assolutamente impossibile finché esisterà in noi il concetto del “più” che ci farà dire, ad esempio: «Io sono più giusto di quello, più saggio di Tizio, più virtuoso di Caio, più ricco, più esperto nelle cose della vita, più casto, più ligio al dovere, ecc., ecc.»

Non è possibile passare attraverso la cruna di un ago finché siamo “ricchi”, finché in noi esiste questo complesso del “più”.

“È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (Marco, 10, 25 [N.d.T.]).

Il fatto di dire che la mia scuola è la migliore e che quella del prossimo non serve, che la mia è l’unica vera religione e che tutte le altre sono false e perverse, che la moglie di Tizio è una pessima sposa e che la mia è una santa, che il mio amico

Roberto è un ubriacone mentre io sono un uomo molto giudizioso e astemio, ecc., ecc. è ciò che ci fa sentire “ricchi”, per cui noi tutti siamo i “cammelli” della parabola biblica riguardo al lavoro esoterico.

È urgente autoosservarci di momento in momento allo scopo di conoscere chiaramente le fondamenta su cui poggiamo.

Quando uno scopre quello che più lo offende in un dato momento, il fastidio che gli ha dato quella certa cosa, scopre le basi su cui poggia psicologicamente.

Secondo il Vangelo cristiano tali basi costituiscono “la sabbia su cui ha edificato la sua casa”.

È necessario annotare con cura come e quando abbiamo disprezzato gli altri sentendoci superiori, magari per via del titolo, della posizione sociale, dell’esperienza acquisita, dei soldi, ecc., ecc.

È grave sentirsi ricchi, superiori a Tizio o a Caio per un certo motivo. Gente simile non può entrare nel Regno dei Cieli.

È bene scoprire da che cosa ci si sente lusingati, da cosa è soddisfatta la nostra vanità; questo ci mostrerà le fondamenta su cui poggiamo.

Tuttavia questo tipo di osservazioni non deve essere una questione puramente teorica: dobbiamo essere pratici e osservarci attentamente in modo diretto, d’istante in istante.

Quando si inizia a comprendere la propria miseria e nullità, quando si abbandonano le manie di grandezza, quando si scopre la futilità di tanti titoli, onori e vane superiorità nei confronti dei nostri simili, è segno inequivocabile che già si comincia a cambiare.

Non si può cambiare se ci si aggrappa a cose come: “la mia casa”, “i miei soldi ”, “le mie proprietà”, “il mio mestiere”, “le mie virtù”, “le mie capacità intellettuali”, “le mie capacità artistiche”, “le mie conoscenze”, “il mio prestigio” e così via.

Aggrapparsi al “mio” è più che sufficiente ad impedirci di riconoscere la nostra nullità e miseria interiore.

Ci si stupisce quando davanti alla drammaticità di un incendio o di un naufragio molte volte la gente disperata cerca di salvare delle cose che fanno ridere, cose senza importanza.

Povera gente! Si sente in queste cose, si basa su queste stupidaggini, si attacca a ciò che non ha la minima importanza.

Sentire se stessi tramite le cose esteriori, basarsi su di esse, equivale ad essere in uno stato di assoluta incoscienza.

Sentire la Seità (il Reale Essere) è possibile solo dissolvendo tutti quegli io che

abbiamo dentro di noi; sentirla prima è assolutamente impossibile.

Purtroppo gli adoratori dell’io non accettano questo, si credono dèi, pensano già di possedere quei “corpi gloriosi” di cui parlava Paolo di Tarso (Corinzi, 15, 40 e segg.; Filippesi 3, 21 [N.d.T.]); pensano che l’io sia divino, e non c’è verso di toglier loro dalla testa quest’assurdità.

Con questa gente non si sa che fare: glielo si spiega e non capisce, è sempre aggrappata alla sabbia su cui ha edificato la propria casa, sempre presa dai propri dogmi, dai propri capricci, dalle proprie sciocchezze.

Se questa gente si autoosservasse seriamente, verificherebbe da sé la dottrina dei molti, scoprirebbe dentro di sé tutta quella molteplicità di persone o io che vivono al suo interno.

Come può esistere in noi il reale sentimento del nostro vero Essere, se questi io sentono per noi, pensano per noi?

La cosa più grave di tutta questa tragedia è che uno pensa di pensare, sente di sentire, mentre in realtà è un altro che, in un dato momento, pensa con il nostro cervello tormentato e sente con il nostro cuore addolorato.

Poveri noi! Quante volte crediamo di amare e succede che un altro dentro di noi, pieno di lussuria, utilizza il centro del cuore. Siamo degli sventurati: confondiamo la passione animale con l’amore! e tuttavia è un altro dentro di noi, nella nostra personalità, che fa queste confusioni.

Tutti pensiamo che non pronunceremmo mai le parole del fariseo della parabola biblica: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini” ecc., ecc.

Tuttavia, anche se sembra incredibile, ci comportiamo tutti i giorni così. Il venditore di carne al mercato dice: «Io non sono come gli altri macellai che vendono carne di cattiva qualità e si approfittano della gente».

Nel suo negozio, il venditore di tessuti esclama: «Io non sono come gli altri commercianti che si sono arricchiti rubando sulle misure».

Il venditore di latte afferma: «Io non sono come gli altri lattai che mettono acqua nel latte: mi piace essere onesto».

La casalinga, in visita, commenta: «Io non sono come quella là, che va con altri uomini; grazie a Dio sono una persona corretta e fedele a mio marito».

In conclusione: gli altri sono malvagi, ingiusti, adulteri, ladri e perversi, mentre ognuno di noi è un docile agnellino, un “santino di cioccolata” buono per fare il Gesù bambino nel presepe di una chiesa.

Quanto siamo stolti! Spesso pensiamo che non commetteremmo mai tutte quelle sciocchezze e malvagità che vediamo fare agli altri e per questo arriviamo alla

conclusione di essere delle persone magnifiche; purtroppo non vediamo le stupidaggini e le meschinità che facciamo.

Ci sono dei particolari momenti nella vita in cui la mente, senza preoccupazioni di alcun genere, riposa. Quando la mente è calma, quando la mente è in silenzio, viene il nuovo.

In tali istanti è possibile vedere le basi, le fondamenta su cui poggiamo.

Quando la mente è in profondo riposo interiore possiamo verificare da noi la cruda realtà di quella sabbia della vita su cui abbiamo edificato la casa (vedi Matteo VII, 24-29, parabola che tratta delle due fondamenta).

Il Pubblicano e il Fariseo – V.M. Samael Aun Weor

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